Milano, 200 cantieri bloccati. I costruttori tremano: “Così gli investitori scappano”

Il caso dell’art building in via Gaeta: 29 appartamenti bloccati, famiglie nel limbo

Troppi cantieri bloccati: allarme edilizia a Milano

Troppi cantieri bloccati: allarme edilizia a Milano

Milano, 29 febbraio 2024 – Le inchieste della Procura su presunti abusi edilizi, a partire dalle Park Towers di via Crescenzago, il cui via libera è stato dato tramite una Scia, preoccupano non solo Palazzo Marino. Costruttori e studi di architettura vedono avvicinarsi lo spettro della "grande paralisi" sull’edilizia milanese. “Mi risulta che siano almeno 200 le pratiche ferme negli uffici comunali. Investitori da Roma e dall’estero mi hanno riferito di non voler più fare alcuna operazione a Milano", dice Giacomo Ghislandi che è costruttore e titolare dell’agenzia Strategie Immobiliari. Ghislandi fa suo il grido di allarme lanciato un mese fa dalla presidente di Assimprendil Ance, Regina De Albertis: “Il clima di incertezza che si è determinato in ambito di rigenerazione urbana, dichiarato pubblicamente anche dagli Ordini professionali — aveva detto la numero uno dell’associazione dei costruttori — sta, di fatto, bloccando non solo le operazioni immobiliari in corso, ma anche gli investimenti nazionali e internazionali nel territorio milanese”.

“Per la costruzione di un art building da 29 appartamenti in via Gaeta, al posto di un garage diventato ricettacolo di disperati, avevamo già ottenuto la concessione edilizia ma da gennaio la pratica è ferma. Lo stesso vale per i dossier di altri due immobili, in via Cosenza e in via Pedroni. Come il sindaco Sala, sono "preoccupatissimo", ma per le 29 famiglie a cui ho garantito la consegna di una casa in tempi stabiliti e a cui ad oggi non posso fornire alcuna previsione certa", spiega Ghislandi.

L’urbanistica è entrata in una fase critica dopo le inchieste della magistratura su presunti abusi edilizi (tra i progetti finiti nel mirino le torri di via Crescenzago, la Torre Milano di via Stresa e il palazzo di piazza Aspromonte), con funzionari comunali indagati. L’ultima novità dal Comune di Milano è la scelta di "autotutelarsi" sulle linee di indirizzo nel settore urbanistico. Nella delibera "cautelativa" approvata lo scorso venerdì, oltre alla scelta di non costituirsi parte civile nei confronti dei dipendenti indagati, si specifica che per gli interventi simili a quelli finiti nel mirino della procura e quindi del gip, per cui ancora non è stato rilasciato il titolo edilizio, "l’attività amministrativa verrà temporaneamente orientata tenendo conto delle indicazioni desumibili dallo stesso decreto del gip", ossia quello dello scorso gennaio sull’intervento di via Crescenzago 105.

Su circa 40mila pratiche edilizie annue, Palazzo Marino ha fatto sapere che sono circa 150 i fascicoli che con le nuove linee guida saranno "attenzionati". Più complessa la situazione per quanto riguarda i lavori edilizi terminati o in corso per i quali sono emersi notizie "di indagini o per i quali gli operatori coinvolti chiedano verifiche" per i quali è avviato "un percorso di lavoro finalizzato ad esaminare le possibili ricadute delle interpretazioni normative desumibili dal decreto del Gip" individuando "eventuali atti da assumere".

"Ricordiamo che i profili di illegittimità prospettati sono frutto di interpretazioni normative controverse e che le prassi operative degli uffici sono state applicate in modo generalizzato agli interventi con analoghe caratteristiche, nella motivata convinzione della loro correttezza. Abbiamo bisogno il prima possibile di un chiarimento definitivo, che non lasci margini di incertezza rispetto alle linee da seguire", ha spiegato l’assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi. "L’esigenza di regole certe e condivise è questione urgentissima", condivide Ghislandi.

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