Bettino Craxi
Bettino Craxi

Milano, 18 gennaio 2020 - Nella Milano dove nasce, il 24 febbraio del 1934, e dove debutta il giovane ma già aggressivo Bettino Craxi, non c’è nulla da bere ma tanto da combattere e tutto da costruire soprattutto in politica. Tessera socialista presa a diciassette anni, seguendo l’esempio del padre Vittorio, maturità classica, studi mai completati di giurisprudenza a Milano e di scienze politiche a Urbino, Craxi trova una palestra nell’Unuri, l’Unione nazionale universitaria rappresentativa italiana. Torna a Milano, gira in bicicletta (è tifoso di Bartali) per i primi comizi. Ha già scoperto una delle sue vocazioni: la politica del fare, che gli deriva, oltre che dall’indole personale, dal contesto che gli sta attorno.

"Quella che è da rilevare – annota il cognato Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano, parlamentare socialista, saggista e giornalista – è la milanesità di Bettino. È uno dei punti più interessanti. Era un milanese nel senso più autentico. Aveva nei confronti di Milano un atteggiamento estremamente aperto e fattivo. Coniugava la politica al fare: noi siamo socialisti, socialisti democratici, ma insieme siamo immersi nel clima per così dire nordico, quello del fare le cose. L’ideologia va bene, i principi sono saldi, ma devi mettere la tua capacità, i tuoi saperi al servizio di un ente. Non è un caso che l’allora segretario cittadino di Milano, Guido Mazzali, grande maestro socialista, mandi un Craxi molto giovane a fare il consigliere comunale a Sant’Angelo Lodigiano. In futuro sarà Bettino a esigere da chi ha vicino una esperienza amministrativa". A Sant’Angelo (dove è nata la madre) e poi a Sesto San Giovanni, paracadutato come responsabile organizzativo, Craxi ha ormai ben chiara la scelta autonomistica per il Psi. Arriva a Sesto ogni giorno in tram perché non c’è ancora la metropolitana. Rinnova i quadri locali estromettendo i seguaci del frontismo con il Pci e impegnandosi in dure polemiche che prendono di petto i comunisti che lo ricambiano (e non smetteranno di farlo) di pari disamore. Dal 1960 la vita di Craxi s’identifica con quella del socialismo milanese. Nel novembre di quell’anno è eletto consigliere comunale a Milano.

C’è una data: 21 gennaio 1961. Quella notte il centro-sinistra ambrosiano ha il suo battesimo. Gino Cassinis, del Psdi, è il primo sindaco, con Craxi assessore all’Economato. Nel ‘64, l’anno della scissione del Psiup, diventa segretario cittadino. Due anni dopo socialisti e socialdemocratici si unificano nel Psu, il Partito socialista unitario, che avrà una vita di soli tre anni. La giunta di centro-sinistra, che si regge su una striminzita maggioranza (41 su 80), è guidata dal socialdemocratico Pietro Bucalossi, luminare dell’oncologia, subentrato a Cassinis, morto nel 1963. Il conflitto latente fra Bucalossi e il gruppo dirigente socialista esplode alla fine del ‘67, con la discussione del bilancio comunale. "L’atteggiamento – rievoca Carlo Tognoli, storico sindaco socialista di Milano – di Bucalossi, con le dimissioni e la crisi della giunta, portò il Psu, in accordo con la Dc, a indicare un nuovo sindaco, disponibile a una politica di investimenti che il centrosinistra riteneva indispensabili per Milano. Craxi guidava con autorevolezza i socialisti verso la soluzione della crisi. Preso atto delle irrevocabili e polemiche dimissioni di Bucalossi, fece un passo verso Antonio Greppi, il sindaco della Liberazione, deputato ma anche consigliere comunale e capolista del Psi alle amministrative del 1964, proponendogli di riassumere la carica di primo cittadino. Greppi non accettò e Craxi sostenne Aniasi, uno degli assessori uscenti più popolari". Aldo Aniasi, il partigiano “Iso”, è il nuovo sindaco di Milano

Nel 1968 Craxi viene eletto deputato, secondo nelle preferenze del collegio Milano-Pavia dietro il suo mentore Pietro Nenni. "Ciò che Craxi ha rappresentato – è la sintesi di Ugo Finetti, storico capogruppo Psi a Palazzo Marino – di nuovo e di positivo ha una indubbia impronta milanese. Centrale è il confronto della tradizione del socialismo riformista con la cultura liberale e il cattolicesimo democratico ambrosiano. Poi c’è il rapporto con l’Europa. Milano come capitale europea è il suo laboratorio riformista per una modernizzazione dell’Italia. Infine c’è l’esperienza del boom economico, dovuto anche alla competitività imprenditoriale dei Mattei (Enrico, fondatore dell’Eni, ndr) e dei Luraghi (Giuseppe, presidente dell’Alfa Romeo), dei Rizzoli e dei Mondadori".