Povero Milan, cronaca della crisi post-Berlusconi: dai selfie di Mister Bee ai misteri di Yonghong Li

Tre passaggi di mano in sette anni. Prima l’Oriente e poi l’America. Il travaglio iniziato con l’addio di Berlusconi dopo 31 anni di successi. La goffa trattativa del thailandese e la complessa operazione cinese

Il broker Bee Taechaubol con Silvio Berlusconi. L'operazione annunciata alla fine non andò in porto

Il broker Bee Taechaubol con Silvio Berlusconi. L'operazione annunciata alla fine non andò in porto

Dai selfie di Mister Bee Taechaubol ai misteri che hanno avvolto la figura dell’enignatico Yonghong Li, fino al rumoroso ingresso in scena di Elliott per passare poi alla torta “multistrato“ che nell’idea della magistratura sembra essere l’attuale proprietà rossonera rappresentata da RedBird. Dal tramonto dell’epopea berlusconiana si è visto di tutto dalle parti di via Rossi. Così come il vento d’Oriente non è riuscito a spazzare inquietanti interrogativi sulla gestione cinese, anche l’avvento dei Fondi Usa ha lasciato molti dubbi fra tifosi e opinione pubblica, ancor prima che si accendessero i fari della Procura.

Tre passaggi di proprietà in sette anni non sono pochi per chi ha vissuto più di sei lustri sotto la protezione del Cavaliere e del suo impero, capaci di mettere in bacheca qualcosa come 29 trofei in trentuno anni. Ma dal 13 aprile del 2017 tutto è cambiato dopo la lunga e a tratti goffa trattativa (fallita) con Mr Bee, broker thailandese senza reali disponibilità economiche. In quel giorno di primavera Fininvest decise di cedere la totalità delle quote del club alla Rossoneri Sport Investment Lux, la holding del cinese Yonghong Li.

Il Milan venne valutato 740 milioni di euro, cifra versata in differenti trance come “caparra“ del closing, anche se per chiudere l’operazione fu necessario un prestito di 303 milioni (con un tasso di interesse dell’11,5%) del gruppo Elliott. Nonostante Yonghong Li continuasse ad affermare il suo ruolo di protagonista, c’era la forte sensazione che non avesse messo un soldo di tasca sua. I documenti che facevano luce anche sulle sue società-cassaforte di Hong Kong, identificavano un’altra persona come unico investitore: sua moglie, Huang Qingbo, la quale aveva sborsato almeno 11 milioni. Tutti gli altri soldi (oltre 400 milioni) erano arrivati da fondi e società anonime con base in paradisi fiscali inaccessibili, come le Isole Cayman.

Per questo l’allora proprietario del Milan fu definito dal South China Morning Post come "un poco conosciuto uomo d’affari" che si era fatto prestare capitali dal Fondo Elliott. Insomma, pur di comprarsi il club e avviare una campagna acquisti milionaria affidata al duo Fassone-Mirabelli, Li aveva costruito una complessa architettura finanziaria che si traduceva in una holding lussemburghese partecipata da altre holding con sede sempre a Lussemburgo e nel Delaware (Fondo di Elliott, specializzato nel rilevare aziende in crisi), che possedeva un’altra società in Lussemburgo che a sua volta controllava la società sportiva attraverso un’altra società, sempre nel Lussemburgo.

Un labirinto oscuro motivo per cui la Procura di Milano decise di indagare Yonghong Li per “false comunicazioni societari” facendo acquisizioni a Casa Milan nel luglio del 2018. L’inchiesta dei pm sulla provenienza dei soldi dell’ex proprietario cinese si è però smarrita in un reticolo di bonifici tra società offshore e paradisi fiscali, da Hong Kong alle isole Cayman.

Ma il 9 luglio del 2018 il club rossonero passò ancora di mano. Il signor Li non era riuscito a restituire il prestito ricevuto e il fondo americano aveva avviato il processo di escussione appena un anno e due mesi dopo il precedente “closing”. Entrava in scena ufficialmente Elliott, che prendeva le redini del Milan con la Project Redblack di cui Blue Skye era socio di minoranza con il 4,27%. Ci fu il cambio di dirigenti, la nomina di Ivan Gazidis amministratore delegato e Paolo Scaroni presidente. E dopo aver risanato economicamente il club sono arrivati anche successi in campo con lo scudetto del 2022.

Stesso anno in cui è stato l’ex presidente Yonghong Li a intentare una causa di risarcimento contro la Rossoneri Sport, società proprietaria del Milan e contro Elliott, ottenendo il sequestro di 364 milioni, (misura temporanea poi revocata), pari alla differenza fra il valore del Milan al momento dell’escussione del pegno da parte del fondo e il suo debito.

Altra svolta nel maggio del 2022: in Piazza Duomo, mischiato ai tifosi festanti per la vittoria del campionato, si scorgeva la sagoma di Gerry Cardinale che di lì a poco avrebbe acquistato con il fondo di investimenti RedBird il 99,93% delle quote rossonere. Il socio di minoranza Blue Skye contesterà l’operazione affermando di averla appreso solo dai giornali, aggiungendo che con una differente vendita si potesse strappare un prezzo migliore.

E il 27 gennaio 2023, all’indomani dei primi blitz della Guardia di finanza in studi legali milanesi per far luce sull’acquisto del Milan nel 2022 da parte di RedBird, le società lussemburghesi Rossoneri Sport e Project Redblack hanno spostato alle Isole Cayman e in Delaware, nel patrimonio di altre due società riconducibili sempre a Elliott, 515 milioni di euro in denaro e altri 541 milioni in obbligazioni. Il resto è storia di questi giorni. Con la dirigenza all’americana che appare indebolita dal nuovo terremoto giudiziario.

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