Quanto sei bella Milano, altro che Gotham City: sui social fioriscono le pagine di innamorati della città

Su Instagram e Facebook si moltiplicano i fan degli account che puntano sugli aspetti positivi: “Sotto la Madonnina c’è c’è tanto da migliorare, non si può negare. Però c’è anche altro”

Tramonto al Castello Sforzesco: foto tratta dalla pagina megliounpostobello

Tramonto al Castello Sforzesco: foto tratta dalla pagina megliounpostobello

Milano – “Canten tucc ‘lontan de Napoli se moeur’ ma poeu vegnen chi a Milan”. Lo cantava Giovanni D’Anzi nella sua “Oh mia bela Madunina” che è diventata la canzone inno della metropoli. Milano dalla bellezza da scoprire. Oltre i portoni che si aprono su cortili nascosti. Agli angoli delle strade, dove spuntano fiori tra il cemento. Nei tramonti che tolgono il fiato da qualunque scorcio li si osservi, che sia un ponte sul Naviglio o una piazza trafficata. Anzi, forse, proprio nel contrasto tra la frenesia e la poesia inaspettata si insinua il bello. Basta saper osservare, "perché quello che si vede dipende dai propri occhi. E influisce anche sulla qualità della vita: a furia di concentrarsi su quello che non va, si finisce per tralasciare tutto il resto. Vivendo male, per forza".

Milano per sempre 

Ne è convinto il fondatore della pagina “Milano per sempre” nata 12 anni fa, seguita oggi da oltre 120mila persone su Facebook e quasi 60mila su Instagram. Tra gli account – e ce ne sono diversi – che si soffermano sul bicchiere mezzo pieno nell’osservare la città. Che offrono una "contronarrazione" preziosa per controbilanciare almeno in parte un quadro dalle tinte più cupe, da "Gotham City", che spesso finisce per soffocare il resto, puntando sui problemi di sicurezza e smog, di manutenzione, di pecche nei servizi, che il più delle volte vengono “urlati“ da più voci, on line o non solo. E il resto, meno appariscente, più delicato, scompare. "Ma di qualunque città si può parlare male. Certo, a Milano c’è c’è tanto da migliorare e non si può negare. Però c’è anche altro. Fermo restando che un mondo perfetto non esiste", sottolinea il fondatore dell’account, che rivela di avere 61 anni ma chiede di restare anonimo “perché io non voglio espormi in prima persona: voglio che in primo piano ci siano le pagine che ho creato”.

La mia Milano di una volta

Accanto a “Milano per sempre“, altre come “La mia Milano di una volta“, che accende i ricordi ma non solo. "Grazie a questa foto – scrive Rosanna, un’utente, sotto l’immagine di un gruppo di sei ragazze – ho ritrovato una compagna di classe dopo 65 anni! Sono felicissima di presentarvi Bruna che oggi (era il 12 marzo, ndr) compie 81 anni! Ci sentiamo tutti i giorni ed amiamo ricordare quei tre anni passati alle Commerciali. Cara Bruna ho sempre rimpianto i ricordi del passato, ma devo ammettere che senza la tecnologia non avrei avuto la possibilità di ritrovarti!". La tecnologia che aiuta a ritrovarsi, a prendersi del tempo nella città che va di fretta. Ma è possibile rallentare anche non metaforicamente?

Maledette Biciclette Milanesi

Uno sguardo diverso lo offre il popolo dei ciclisti. Sempre più numeroso in una Milano che, nelle sue strade, sta cercando di cedere il passo alla mobilità sostenibile. Il cammino è lungo e si percorre anche con ironia: lo dimostra la pagina Instagram “Maledette Biciclette Milanesi“ creata poco più di un anno fa e seguita da quasi 5mila persone. A fondarla, un papà milanese quarantenne: "L’idea – racconta – è nata come risposta agli incidenti mortali, troppi, a cui purtroppo abbiamo assistito, e che hanno come vittime i ciclisti". Nella pagina abbondano "le frasi che ci sentiamo ripetere, come fossimo noi ciclisti “il male“. Ma alla fine siamo noi a rimetterci la pelle". Quotidianamente mostrano piste ciclabili invase dalle auto in sosta, una giungla cittadina in cui cercano di prendersi lo spazio che è anche il loro. Anche questo cittadino sceglie di non rivelare nome e cognome, "perché questa pagina deve essere di una comunità" ma anche "per evitare attacchi personali". Milano può essere una “città lenta“? "Non dimentichiamo – sottolinea – che la bici spesso arriva prima dell’auto: il ciclista non patisce il traffico, non deve cercare parcheggio. Comunque, “lenta“ no. Ma meno frenetica sì. A volte il milanese non vede la bellezza che ha attorno perché non prova neanche a cambiare ritmo".

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