La befana senza nome che fa regali ai bambini di Chiesa Rossa: “Non voglio pubblicità”

Enrica, 80 anni, è pensionata e vedova. "Mi sento viva facendo del bene". Il suo box è pieno di giochi e vestiti. "Se ci sono famiglie in difficoltà porto loro quel che serve"

Regali della befana di Chiesa Rossa dati a una famiglia (Ansa/Davide Canella)
Regali della befana di Chiesa Rossa dati a una famiglia (Ansa/Davide Canella)

“Mi sento la nonna di tutti. La befana del quartiere". La storia di Enrica B., ottantenne, fa venire in mente il brano di Enzo Jannacci: “Vengo anch’io, no tu no“. La parte in cui, dopo aver immaginato scenari, l’autore si mette di lato per "vedere di nascosto l’effetto che fa". Ecco, questa signora d’altri tempi, nata a Milano "da genitori milanesi", da 20 anni raccoglie giocattoli, vestiti e libri ("ho riempito un box") per poi donarli ai bambini della sua zona, Chiesa Rossa e Stadera, alla periferia sud della città.

"Lo faccio da quando sono andata in pensione, dopo aver lavorato come impiegata, e sono rimasta vedova. Mi sono detta che anziché lasciarmi prendere dallo sconforto avrei potuto fare qualcosa per gli altri". Così lascia regali sulle caselle della posta delle case popolari o sopra gli zerbini dei pianerottoli e poi sta a distanza. "Per vedere di nascosto l’effetto che fa", senza mostrarsi mai. "Così – dice – per i bimbi resta viva la magia".

Come se ci fosse una fata operosa sempre vigile ma invisibile. "Perché il bene – è convinta – va fatto senza dirlo. E io non voglio pubblicità. Posso solo dire che mi chiamo Enrica, detta “Mafi“, che richiama Mafalda, il personaggio dei fumetti di Quino, una bambina curiosa che fa domande difficili agli adulti. Ecco, io mi sento così pur avendo 80 anni".

L’ultima sua “dolce incursione“ è stata nelle palazzine popolari di via Giorgio Savoia. "Ho sistemato dei puzzle – fa sapere – di sera e poi mi sono nascosta. Dopo pochi minuti è passata una famiglia con una bimba che ha raccolto uno dei giochi ed è tornata a casa contenta. A me basta vedere la felicità negli occhi dei bimbi e il loro sorriso. Mi sento la nonna di tutti, io che non ho nipotini".

Ha però una figlia, Silvia, che segue le sue orme: "Aiuto la mamma", dice. Ma la signora Enrica non si limita a lasciare i doni a disposizione di tutti. "Girando per il quartiere, parlo con negozianti e portinai e vengo a sapere se ci sono famiglie in difficoltà, se dei bimbi hanno bisogno di qualcosa in particolare come vestiti o libri, o se desiderano un gioco. Allora faccio loro trovare quello che vorrebbero o di cui necessitano. Lascio i doni sull’uscio e poi mi metto da parte".

E in cucina, su un foglio, si è annotata pure le date dei compleanni, "così posso fare sorprese in quei giorni e far sentire ciascun bambino ancora più speciale e amato". Come si è procurata gli oggetti da donare? "Alcuni mi vengono portati da famiglie i cui figli sono cresciuti, altri li ho ricevuti da venditori che negli anni hanno chiuso i battenti. A un certo punto mi son trovata con talmente tanta roba da riempire un box".

E poi "quando siamo in vacanza – continua la figlia Silvia – capita che dei ragazzini organizzino dei mercatini fai da te per raccogliere delle offerte. Ecco, la mamma compra quasi tutto". Per poi donarlo. Adesso la signora Enrica collabora anche con il super volontario Mario Donadio, informatico che durante la pandemia ha rigenerato centinaia di computer per regalarli a bambini e ragazzi e che ora promuove i Punti riciclo allestiti nei quartieri popolari grazie alla rete di “Qui Milano - Ricicliamo“.

“Io non faccio nulla di speciale – conclude Enrica –. Racconto la mia storia perché mi piacerebbe essere d’ispirazione ad altri, magari anziani come me: raccogliete giocattoli e fate felici i bambini. Dimenticherete la solitudine e gli acciacchi". In via Savoia, qualcuno l’ha già presa a modello lasciando doni sulla casella della posta. E un papà ha trasformato un pezzo di giardino in un campo di calcio. "Da anni – spiega – i bambini non giocavano più. Ora sì".

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