A Milano un bambino su 5 ricoverato in reparti destinati agli adulti

Lo studio statistico negli 8 ospedali in cui operano i volontari Abio. L’assessore regionale Bertolaso: "Dato fisiologico, lavoriamo a letti per gli adolescenti"

Volontari Abio in ospedale

Volontari Abio in ospedale

Milano – Dei 143.121 bambini ricoverati in regime di servizio sanitario nazionale tra il 2007 e il 2022 in otto ospedali milanesi dove operano i volontari dell’Abio, più di uno su cinque - il 22% - è stato in un reparto per adulti; più raramente (8%) trasferito da un reparto pediatrico a uno non pediatrico durante la degenza.

Questo dato milanese, che emerge da un’articolata indagine commissionata dall’Associazione per il bambino in ospedale Odv a due università - il Politecnico e la Bicocca - e alla società di consulenza Progea, è leggermente inferiore al 26% di 0-18enni ricoverati in reparti per adulti che risultano da una rilevazione nazionale relativa al trienno 2019-21 condotta dalla stessa Fondazione Abio e presentata a dicembre al ministero della Salute dalla Fiarped, la federazione delle società scientifiche dell’area pediatrica. Con un appello: "Mai più bambini ricoverati in reparti per adulti".

Tornando all’indagine sugli ospedali milanesi (oltre al Policlinico, dov’è nata l’Abio, gli altri pubblici Buzzi, Niguarda, San Paolo, San Carlo, Besta, Istituto nazionale dei tumori e i privati accreditati San Raffaele e Policlinico San Donato), i reparti non pediatrici in cui i minorenni finiscono più spesso sono quelli d’area chirurgica, spiega Giovanni Corrao, professore della Bicocca che s’è occupato della parte statistica, ma "dovrebbe essere enfatizzato il carico su unità cardiologiche (mediche, chirurgiche e d’urgenza) che, pur riguardando il 26% dei ricoveri, in assoluto si riferisce a quasi ventiseimila bambini". "È un fenomeno che vediamo in tutto il Paese, qui forse un po’ meno", aggiunge il pediatra Rinaldo Zanini, coordinatore dello studio, secondo il quale alla base c’è "un modello organizzativo che non dà ancora peso sufficiente agli effetti positivi di un ambiente adatto ai bambini e a curare il paziente nel suo complesso, non solo la malattia".

Per l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, invece, il 22% di ricoveri extrapediatria è "un numero assolutamente fisiologico, tra l’altro nei reparti per adulti di molti ospedali ci sono settori pediatrici anche se questo non viene registrato nelle statistiche". Il Welfare, aggiunge, sta piuttosto "lavorando per creare reparti dedicati a una terza categoria oggi trascurata: quella degli adolescenti che vengono “catalogati” come pediatrici". A cominciare dall’area della Neuropsichiatria. Il disagio psichico tra i giovani, con undici milioni di prestazioni tra il 2013 e il 2022, è infatti "la vera emergenza", sottolinea anche l’indagine del professor Corrao. "Non risolvibile col semplice aumento dei letti di ricovero", avverte Zanini. Anche perché un altro fatto certificato dallo studio ‘Bambini in ospedale’ è che "la domanda di prestazioni mediche si sta velocemente spostando dal comparto ospedaliero a quello ambulatoriale, e il trend continuerà".

Un fenomeno fortemente incoraggiato dalle politiche sanitarie, e pure positivo finché risultati misurabili lo supportano, aggiungono gli esperti, ma del quale l’associazione che da oltre 45 anni si occupa "della parte sana dei bambini ricoverati", con oltre trecento volontari nella sola Milano, non può e non vuole non tener conto. Il cuore dell’indagine realizzata per l’Abio sono infatti le interviste, a 108 medici e infermieri ospedalieri, 88 pediatri di base, 36 volontari e soprattutto a 406 genitori di bimbi ricoverati. Dai quali emerge un’alta soddisfazione ma anche una richiesta di servizi extra-ospedalieri, come il trasporto, l’alloggio e un supporto domiciliare, soprattutto subito dopo le dimissioni.

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