Vigili
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Milano, 25 ottobre 2018 - Ghisa, parte la sperimentazione del badge. E si infiamma la polemica tra gli agenti. Dell’introduzione della rilevazione elettronica delle presenze avevamo già scritto su queste pagine il primo aprile scorso, prendendo spunto dal Piano degli obiettivi 2018-2020 del Comune.

Ora si parte, come spiegato ai sindacati di categoria nell’incontro di martedì con il vicesindaco Anna Scavuzzo e il comandante dei vigili Marco Ciacci: tra una settimana, il primo novembre, scatterà l’obbligo per i ghisa di stanza al Comando di Zona 3 e all’ufficio Personale di piazza Beccaria; a inizio dicembre, toccherà a Radiomobile e centrale operativa, mentre il 10 di quel mese ci sarà una prima verifica del test, in vista dell’estensione del servizio a tutto il Corpo. Si tratta di una rivoluzione imposta dalla legge, e che già in passato si era tentato senza successo di far passare tra i ghisa, equiparati agli altri dipendenti dell’amministrazione.

C’è una differenza, però: l’introduzione del badge andrà di pari passo con il varo di un sistema gestionale digitalizzato creato ad hoc per la polizia locale, una sorta di mega database che conterrà le informazioni relative a ogni agente. Un passaggio, a suo modo epocale, che non convince affatto la sigla più rappresentativa, il Sulpm: «In queste ore – premette il segretario cittadino Daniele Vincini – stiamo preparando le carte per formalizzare lo stato di agitazione». Poi l’attacco frontale a Palazzo Marino: «Invece di assumere i 300 agenti promessi dal sindaco Sala – prosegue il sindacalista e motociclista del Radiomobile – si adottano misure che altro non sono se non fumo negli occhi, perché non hanno alcuna utilità, come l’introduzione del badge».

Oggi il controllo delle presenze è «visivo», con il metodo della «spunta»: è un graduato ad annotare manualmente la presenza degli agenti durante la riunione nei comandi, «evitando – ancora Vincini – ogni possibile abuso». Ora il sistema cambierà, anche se molti vigili temono che questo metodo sia inapplicabile a un lavoro che prevede in molti casi servizi in esterno e interventi immediati: «Si pensi che molti agenti iniziano un turno in una zona e poi lo stesso giorno ne devono iniziare un altro in una zona diversa per coprire i tanti servizi a tutela della sicurezza dei cittadini».

La conclusione di Vincini è ironica: «Chiediamo al Comando di introdurre anche il teletrasporto, altrimenti a farne le spese saranno i cittadini, che subiranno inevitabili ritardi nel servizio di pronto intervento». Aggiunge Letterio De Domenico, Sulpm: «Siamo forze dell’ordine soltanto quando fa comodo all’amministrazione». Chiosa Orfeo Mastantuono del Csa: «L’amministrazione vuole introdurre il badge per rispettare la legge. E allora inizino a rispettare tutte le norme e gli accordi presi in precedenza, nessuno escluso: ci batteremo fino in fondo per questo».