Scandalo operai sfruttati, Giorgio Armani Operations spa scrive ai dipendenti

Dopo l’indagine sulle condizioni di lavoro imposte dai terzisti, l’azienda rassicura i lavoratori sul futuro e invita alla calma. Per Alviero Martini spa si profila la revoca della misura: svolta positiva

Milano – Una lettera ai dipendenti per rasserenare gli animi, invitando a stare tranquilli e specificando che l’azienda non è indagata. La posizione “interna” ricalca quella già espressa nella nota diffusa dopo che il Tribunale di Milano ha sottoposto all’amministrazione giudiziaria la Giorgio Armani Operations spa per mancati controlli sullo sfruttamento degli operai per le lavorazioni in subappalto: l’impresa controllata dal colosso dell’alta moda ritiene di avere "da sempre in atto misure di controllo e di prevenzione atte a minimizzare abusi nella catena di fornitura". Fra i 1.200 dipendenti del braccio operativo di Armani, una settantina a Milano, dopo la preoccupazione iniziale si respira un clima di attesa per i futuri sviluppi dell’indagine della Procura, nell’ambito di accertamenti sulle condizioni di lavoro nel lusso made in Italy che presto potrebbero coinvolgere altre griffe.

Dai sopralluoghi dei carabinieri sono emersi anche giacigli per i lavoratori all’interno degli opifici nel Milanese
Dai sopralluoghi dei carabinieri sono emersi anche giacigli per i lavoratori all’interno degli opifici nel Milanese

Nei prossimi giorni si terrà un incontro, chiesto dai sindacati, per fare il punto sulla situazione, dopo l’insediamento del commercialista e revisore dei conti Piero Antonio Capitini, amministratore nominato dal Tribunale per affiancare i vertici nella costruzione di nuovi assetti in grado di "prevenire situazioni, nella filiera degli appalti e dei fornitori in generale, come quella accertata" di sfruttamento dei lavoratori. "Siamo favorevoli all’apertura di un tavolo sul settore – spiega Roberta Griffini, segretaria della Filctem-Cgil di Milano – la aziende del lusso hanno la loro parte di responsabilità sulle condizioni di lavoro nella filiera e non possono lavarsene le mani, anche perché ormai da anni la maggior parte delle lavorazioni sono affidate a terzisti". E si crea così un bacino di lavoratori stranieri sfruttati, che i sindacati non raggiungono.

Intanto ieri si è tenuta l’udienza a Milano sul caso-fotocopia, quello della Alviero Martini spa. Gli amministratori giudiziari nominati quasi tre mesi fa hanno presentato al Tribunale una prima relazione "positiva", data la collaborazione della società. La prospettiva è quella di una revoca della misura di prevenzione nel giro di qualche mese, dopo la pausa estiva.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro