A rischio l’assistenza a domicilio. Taglio ai contributi per i disabili. La Regione convoca le associazioni

Dopo le proteste, domani tavolo allargato tra l’assessora Lucchini e i delegati delle famiglie delle persone con disabilità per affrontare le criticità della riforma che partirà a giugno .

A rischio l’assistenza a domicilio. Taglio ai contributi per i disabili. La Regione convoca le associazioni
A rischio l’assistenza a domicilio. Taglio ai contributi per i disabili. La Regione convoca le associazioni

L’assessore regionale alla Disabilità, Elena Lucchini, ha convocato per domani un tavolo allargato a più associazioni per fare il punto sulla riforma del Fondo nazionale per le non autosufficienze (Fna) e sulle ripercussioni che tale riforma avrà sulle famiglie già nell’immediato: la svolta, infatti, produrrà i suoi effetti da giugno, tra appena cinque mesi. Negli ultimi giorni è stata compatta e corale la protesta delle associazioni che rappresentano e riuniscono le persone con disabilità. Anche da qui la nuova convocazione.

La protesta è definitivamente scoppiata il 28 dicembre scorso, quando l’esecutivo di Palazzo Lombardia ha approvato la delibera che, sulla scorta di quanto già previsto dal governo nazionale, recepisce e attua la riforma del Fna. In sintesi, le associazioni contestano la significativa riduzione – proprio a partire da giugno – del contributo economico mensile riconosciuto alle famiglie delle persone con disabilità gravissima (misura B1) e grave (B2) e la contestuale riduzione della libertà di scelta delle famiglie. Per l’esattezza, i contributi mensili vengono ridotti, a seconda dei casi, di una percentuale compresa tra il 22 e il 47%. Dalla Regione hanno sottolineato che non si tratta di un vero e proprio taglio perché la ratio della riforma decisa dal Governo Draghi alla fine del 2022 ed ora attuata dal Governo Meloni è quella di ridurre l’assistenza indiretta alle famiglie, quindi i contributi economici, e aumentare l’assistenza diretta, quindi gli interventi e le prestazioni domiciliari. Il punto critico – anzi, decisamente critico – è come si possa, in appena cinque mesi, migliorare la capacità di garantire alle famiglie interventi e prestazioni dirette a domicilio, considerato che ancora oggi, in diverse province lombarde, le persone con disabilità gravissima e grave fanno un gran fatica a beneficiare delle prestazioni alle quali hanno diritto. E questo accade per più ragioni.

Innanzitutto le carenze di personale, particolarmente accentuate nell’assistenza domiciliare: rispetto al fabbisogno mancano diverse figure, a partire dagli educatori professionali e dai logopedisti. Tali carenze sono a loro volta dovute, almeno in parte, alle basse retribuzioni garantite dalla Regione a chi lavora nell’assistenza domiciliare, sebbene si tratti di un lavoro che richiede grande impegno, anche emotivo. Altra causa della carenza di alcune figure invece preziose per l’assistenza domiciliare sono le modalità di accesso ad alcuni dei corsi universitari utili a professionalizzarsi in questo ambito. Non aiuta, poi, il sistema di accreditamento deciso dalla Regione: a dover garantire le prestazioni alle famiglie sono, infatti, cooperative sociali, fondazioni o, più genericamente, enti del terzo settore, a scopo di lucro e no, che, a volte, non hanno nemmeno il personale sufficiente per poter fornire le prestazioni per le quali hanno ricevuto l’accreditamento. Di fronte ad un quadro come quello appena descritto, sembrano del tutto comprensibili le perplessità delle associazioni sulla possibilità reale di cambiare radicalmente questo sistema di welfare in appena cinque mesi. La prospettiva più plausibile è che a giugno le famiglie avranno meno contributi, meno possibilità di scelta, e lo stesso livello di prestazioni di oggi. Anzi la delega di alcuni servizi ai Comuni, in sofferenza di bilancio, può persino peggiorare le cose. Non è un caso che la stessa Regione abbia chiesto al Governo una proroga dell’attuazione della riforma. Temi sul tavolo domani.

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