Un futuro green per l’ex Metalplast, affidata la seconda bonifica

L'area della ex Metalplast a Gambolò potrebbe avere un futuro green con lavori di recupero e bonifica in corso. Si valuta la possibilità di creare un impianto di energia da fonti rinnovabili, come un parco fotovoltaico, entro il 2026.

Un futuro green per l’ex Metalplast, affidata la seconda bonifica

La prima tranche del delicato recupero è stata avviata un paio di anni fa

Potrebbe esserci un futuro green per l’area della ex Metalplast, l’azienda che aveva sede nella frazione Garbana di Gambolò, tra le pochissime in Europa specializzate nel recupero dell’alluminio accoppiato, fallita ormai diversi anni fa ma i cui residui di produzione occupano ancora il sito.

Nei giorni scorsi è stato affidato l’incarico per il secondo lotto dei lavori di recupero e bonifica per poco meno di 110mila euro. "È la tranche che include gli interventi più complessi – spiega il sindaco d Antonio Costantino – Saranno rimossi gli altri rifiuti e messi in sicurezza gli edifici che hanno serie problematiche, a partire dalla presenza di amianto".

Per il Comune, che per l’operazione complessiva ha già ottenuto un contributo regionale di poco meno di 4 milioni e mezzo, l’intervento potrebbe essere completato nel 2026. Nel futuro prossimo quindi l’area potrebbe ospitare un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili. Un’idea già emersa un paio di anni fa, quando la bonifica fu avviata.

"Stiamo valutando l’eventualità di un parco fotovoltaico", conferma il primo cittadino. La Metalplast era stata per anni una delle pochissime aziende europee a occuparsi del recupero dell’alluminio accoppiato e ha continuato a lavorare sino al 2007, quando i portoni si erano chiusi definitivamente anche se i problemi erano iniziati già tre anni prima quando, a seguito di un sopralluogo dei carabinieri del Noe, lo stabilimento era stato posto sotto sequestro con l’accusa di stoccaggio di rifiuti speciali ed emissione di gas. Intanto la proprietà era passata di mano diverse volte e, poco prima della chiusura, erano stati apposti i sigilli a due forni e al blocco di produzione. A pieno regime l’azienda lomellina trattava circa 100 quintali di materiale all’anno da cui venivano ricavati tra i 20 e i 30 mila quintali di alluminio di seconda scelta.

U.Z.