Agricoltura
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Pvia, 21 luglio 2018 - Il Tar della Lombardia dà ragione ai 51 sindaci del Lodigiano e del Pavese. La delibera della Giunta Maroni, approvata l’11 settembre scorso, che ha alzato di 200 volte i limiti degli idrocarburi presenti nei fanghi utilizzati in agricoltura, "non è legittima" ed è stata annullata dal Tribunale amministrativo. In pratica, per il Tar la Regione è "intervenuta nella materia “tutela dell’ambiente”, riservata alla competenza esclusiva statale". 

Sono 31 i sindaci della provincia di Pavia che, insieme a 26 colleghi del Lodigiano (21 hanno sottoscritto il ricorso, cinque hanno solo aderito), che il 6 aprile hanno chiesto al Tar di annullare la decisione del Pirellone. Per i concimi, prodotti dai depuratori fognari, che finiscono subito nei campi coltivati, dove crescono cereali e verdure che finiscono sulle nostre tavole, il valore soglia sarebbe passato, con la nuova normativa regionale, da 50 milligrammi per chilo (decisi da una sentenza della Cassazione del gennaio 2017) a 10.000.

"Un fatto gravissimo", secondo i sindaci, perché per legge se si superano i 500 milligrammi, la destinazione deve essere una discarica di rifiuti tossici. Una novità che era stata una beffa per la Provincia che, dopo lo scandalo Cre (la società finita nel mirino della procura di Milano per spandimento illecito di fanghi agricoli, che ha concluso nel 2017 la vicenda giudiziaria con una raffica di patteggiamenti e con la confisca di 3 milioni di euro), era stato il primo ente a imporre un limite stringente sulla quantità di idrocarburi nei fanghi.

A preoccupare gli amministratori del territorio anche la possibilità che una novità del genere avrebbe potuto permettere la riapertura proprio di quegli impianti della Cre di Meleti e Maccastorna, autorizzando anche lo smaltimento di tutti quei fanghi che erano rimasti stoccati dal momento del sequestro. L’istanza per chiedere la sospensione della delibera regionale ha come promotore nel Lodigiano il Comune di Lodi Vecchio, che ha raccolto le adesioni di Bertonico, Brembio, Camairago, Casaletto, Castelnuovo, Casale, Castiglione, Castiraga Vidardo, Cavacurta, Cervignano, Cornegliano Laudense, Corno Giovine, Crespiatica, Fombio, Graffignana, Casalpusterlengo, Merlino, Mairago, Orio Litta, Ossago, Pieve, San Martino in Strada, Somaglia e Tavazzano.

"Una vittoria - spiegano i sindaci ricorrenti - a tutela del territorio, della salute dei cittadini pavesi e lodigiani, contro limiti introdotti senza criterio da una Giunta regionale più impegnata a promuovere un uso sconsiderato dei fanghi su un territorio che sopporta lo spandimento dell’80% dei fanghi prodotti che ad entrare nel merito di un uso sostenibile delle risorse. Una sconfitta bruciante invece, oltre che per gli estensori della delibera, anche per i portatori di interesse: le aziende che trattano e distribuiscono fanghi in agricoltura che sono spesso legate a una visione sconsiderata, completamente scevra dell’interesse più alto della tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente". La Regione potrebbe ricorrere al Consiglio di Stato.