Ercole Ongaro
Ercole Ongaro

Lodi, 17 novembre 2019 - La nuova sede dei custodi della memoria dell’antifascismo lodigiano è al liceo linguistico Maffeo Vegio di via Carducci. Per la prima volta nella storia dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Ilsreco), che dal 1998 ha avuto la sua sede negli spazi dell’Archivio storico comunale di via Fissiraga (inagibile da aprile per problemi strutturali), non sarà concesso uno spazio comunale. La Giunta Casanova-Maggi, che aveva deciso di non concedere il rinnovo della convenzione scaduta a febbraio all’Istituto lodigiano per l’utilizzo gratuito di uno dei piani dell’Archivio spiegando che «il ruolo dell’istituto non rientra tra le competenze comunali», non ha mai proposto un piano B per l’istituto antifascista. Una soluzione invece è stata trovata poche settimana fa per accogliere i circa 3,5 chilometri di documenti dell’Archivio storico comunale che sarà spostato nello stabile dell’ex Linificio di piazzale Forni.

«Dal giorno della convenzione scaduta a febbraio non è stata mai cercata una soluzione per rinnovarla e quindi siamo stati costretti a lasciare l’immobile di via FIssiraga - spiega il direttore scientifico dell’Ilsreco di Lodi, lo storico lodigiano Ercole Ongaro (nella foto) -. Abbiamo accolto la proposta della preside del liceo Vegio Laura Fiorini e abbiamo in questi giorni ultimato il trasloco della nostra biblioteca e dell’archivio che conta alcune centinaia di volumi. Non siamo stati coinvolti nel trasferimento dell’Archivio storico di Lodi: il Comune non ci ha interpellati per trovare una soluzione alternativa». Della questione si erano interessati anche i consiglieri comunali del centrosinistra e della presidenza dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, che coordina la rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in Italia (65 Istituti associati e 12 Enti collegati), che aveva chiesto al Comune di «offrire all’Istituto lodigiano un’adeguata sede alternativa, sempre in comodato gratuito». Nonostante gli appelli l’amministrazione comunale non ha trovato alternative valide per accogliere diverse centinaia di documenti, studi, pubblicazioni, iniziative a beneficio della città e del territorio di Lodi.