Sciopero della fame per salvare la sanità

La protesta di un sindacalista continua da un mese. Ma l’Asst replica: "Lavoriamo al potenziamento"

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di Paola Arensi

Fa lo sciopero della fame da 32 giorni "per salvare gli ospedali lodigiani", ma "ancora nessuna risposta". Lo sfogo è del segretario provinciale della Confsal Stefano Lazzarini che già ad aprile aveva digiunato 9 giorni. "Poi mi erano state fatte promesse disattese e ho ricominciato", chiarisce. Tra le richieste anche quelle del frazionamento orario per i permessi relativi alla legge 10492, la riqualificazione, anche in ambito oncologico, dell’ospedale di Casale e, per l’ospedale di Codogno, il ripristino di attività e specialità per malati acuti.

"Sono fiacco e cerco di farcela perché, come ho detto all’inizio, per motivi di salute, prendo 2 cappuccini zuccherati e 2 mele al giorno. Devo continuare a lavorare per il sindacato – dettaglia –. I lavoratori hanno raccolto firme per me, ma dalle istituzioni non c’è alcun segnale e i politici fanno solo passerelle". Confsal ritiene che la condizione degli ospedali sia peggiorata. "Durante il periodo Covid, in cui era permesso fare di tutto, hanno svuotato gli ospedali e ora stanno spacciando un Piano organizzativo strategico nuovo, che abbiamo contrastato scrivendo in Regione, che non fa altro che certificarne lo svuotamento. Sant’Angelo e Casale diventeranno infermerie e non so dove andremo a curarci. I privati avranno in mano l’elite delle cure. Stiamo parlando di amministrazioni che non tengono più conto dei diritti sindacali, ci informano a cose avvenute. Gli ospedali, dequalificati nell’organizzazione, non per il personale, hanno un futuro disastroso". E ancora: "Si usa il frustino sul gambale e a Sant’Angelo hanno chiuso metà reparto di Riabilitazione respiratoria, mettono una coop di Oss, senza avvisare i sindacati. E gli infermieri scoppiano dalla stanchezza. Infine, per visite ravvicinate e inadeguate, perché troppo rapide, si formano assembramenti nei corridoi, con possibilità di contagi. Manca umanità, soprattutto verso malati e fragili". Il direttore generale di Asst Salvatore Gioia (foto) ha replicato: "Sono umanamente vicino al dottor Lazzarini e mi auguro il meglio per la sua salute, ma non possiamo accettare provocazioni e metodi di lotta intimidatori basati su falsità. I vari presidi non si stanno svuotando, anzi siamo al lavoro per rafforzarli. Si prevede un potenziamento della rete territoriale nell’ottica di una presa in carico del paziente cronicofragile sempre più integrata. Inoltre abbiamo mantenuto relazioni sindacali corrette e siamo stati sempre aperti per garantire e conciliare vita e lavoro".