2 - La tragedia
2 - La tragedia

Lodi, 7 febbraio 2015 - Un grido che squarcia la notte, l’ennesima donna uccisa da un uomo che diceva di amarla. E che invece, folle di gelosia, dopo aver sgozzato la moglie ha rivolto quella stessa lama anche contro se stesso. Il tutto mentre nelle stanze accanto dormivano la figlioletta di 13 anni e una coppia di amici. L’esatta dinamica dell’omicidio-suicidio è ancora al vaglio degli agenti della squadra mobile della Questura di Lodi, ma stando alle prime indiscrezioni sembra che il marito, Nicolae Florinel Stefan, di 45 anni, abbia aspettato che tutti, nell’appartamento al pian terreno di via Veneto, dormissero. Poi, poco dopo le 4 del mattino, l’uomo avrebbe attirato in cucina la moglie, la 34enne Georgiana Denisa Stefan, e qui sarebbe cominciata l’ennesima lite.

Il 45enne ha colpito la donna con una prima coltellata al petto. Terrorizzata e ferita, Denisa ha cercato di scappare rifugiandosi in bagno, dove il marito l’ha però raggiunta e brutalmente sgozzata. Sotto choc, e probabilmente ancora fuori di sé, l’uomo sarebbe poi tornato in cucina, dove sembra si sia versato un bicchierino, prima di tornare in bagno, chiudersi dentro e tagliarsi la gola con lo stesso coltello usato per punire la moglie, colpevole soltanto di essere «una donna bella e socievole», come la ricordano tutti.

Ad allertare le forze dell’ordine, poco dopo le 5 del mattino, è stato il fratello della vittima, a sua volta svegliato nel cuore della notte dalla chiamata disperata di quegli amici che la famiglia Stefan stava ospitando ormai da qualche tempo in casa propria, e che nel frattempo si erano chiusi in camera paralizzati dalla paura. Una famiglia «insospettabile» secondo i vicini di casa. «Lui era tanto gentile anche se molto riservato - racconta una residente -, lei invece era il ritratto della felicità: giovane, bella e sempre sorridente. Proprio ieri avevamo preso il caffè insieme, sembra una vita fa ormai». Sotto choc la figlia 13enne, che in tarda mattinata ha raggiunto insieme allo zio il bar dove lavorava la madre. Stretta tra le mani aveva una busta di plastica, all’interno la collana che la madre indossava fino a poche ore prima. Ancora insanguinata. Con gli occhi gonfi e lo sguardo disperato ha voluto dedicarle un ultimo abbraccio: «Volevo solo stare con lei - ha sussurrato tra le lacrime -, tutta la vita. Lui era geloso di tutti, anche di voi», ha poi aggiunto, indicando i colleghi della madre, stretti intorno a lei in un abbraccio. I confidenti più stretti della donna dicono che «da un paio di mesi non ce la faceva più, voleva lasciarlo. Ma non sembrava preoccupata. Mai avremmo pensato a una tragedia simile». gabriele.gabbini@ilgiorno.net