Pavia, manifestazione non autorizzata. Prescrizione per gli antifascisti

La Procura chiede prescrizione per un capo d'imputazione e assoluzione per l'altro

Un momento della manifestazione non autorizzata a Pavia

Un momento della manifestazione non autorizzata a Pavia

Pavia, 2 dicembre 2023 – Arriverà il 15 dicembre la sentenza per cinque esponenti antifascisti a processo in tribunale a Pavia per i disordini avvenuti in città il 5 novembre del 2016. Inizialmente la decisione era stata prevista per ieri, ma poi è stata rinviata.

Per tutti i coinvolti la Procura ha chiesto il riconoscimento della prescrizione in relazione al capo d’imputazione che riguarda la manifestazione non autorizzata, cioè la violazione dell’articolo 18 del regolamento Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza).

Per il capo di imputazione relativo all’oltraggio a pubblico ufficiale, contestato solo a tre degli imputati, è stata invece chiesta l’assoluzione per la lieve entità del fatto, contestato per alcune parolacce per l’accusa dette in direzione delle forze dell’ordine intervenute. La difesa degli imputati ha invece chiesto l’assoluzione per legittima reazione a un atto arbitrario dei pubblici ufficiali.

I fatti contestati ai cinque imputati si contestualizzano nell’ambito della “contromanifestazione“, cioè un sit in di protesta organizzato dagli antifascisti la stessa serata in cui si è svolta la manifestazione autorizzata da un’associazione riconducibile alla estrema destra in memoria di Emanuele Zilli, esponente del Movimento sociale italiano morto nel 1973. La situazione degenerò in uno scontro con le forze dell’ordine, ci furono anche cariche verso i manifestanti. In seguito si aprì l’iter giudiziario, con l’iscrizione di trenta persone nel registro degli indagati. Di questi, ventitré furono prosciolti, per altri sette scattò il decreto penale di condanna. A processo sono rimasti in cinque perché per la posizione di altri due co-imputati era stata stralciata per un difetto di notifica e poi caduta in prescrizione.

Dai fatti del 5 novembre 2016 era scaturito un secondo filone processuale, che riguardava undici manifestanti riconducibili ad ambienti di estrema destra. Erano stati accusati di apologia del fascismo, reato introdotto dalla legge Scelba nel 1952, e in particolare di aver fatto durante il corteo pavese il saluto fascista, impropriamente conosciuto come saluto romano, col braccio destro teso. Sono tutti stati assolti nel settembre 2022 dal tribunale di Pavia perché "il fatto non sussiste".