Frecciarossa deragliato a Livraga, parte il processo per il disastro ferroviario. Udienze fino a luglio

Calendarizzate tredici date, la prossima nel quarto anniversario. Le difese hanno chiesto che Filt Cgil non sia ammessa a parte civile.

La tragedia sui binari. Frecciarossa deragliato. Iniziato il rito ordinario. Udienze fino a luglio
La tragedia sui binari. Frecciarossa deragliato. Iniziato il rito ordinario. Udienze fino a luglio

Si è aperto ieri, alle 9.30, il processo con rito ordinario per il deragliamento del treno Frecciarossa avvenuto a Livraga il 6 febbraio del 2020. Nell’aula 0 al piano terra del tribunale di Lodi gli avvocati erano numerosi, più del pubblico. C’erano anche alcuni curiosi. Non sono voluti mancare i familiari stretti di Giuseppe Cicciù e Mario Di Cuonzo, i due macchinisti morti nell’incidente ferroviario: Chiara Antropoli, vedova di Maurizio, il figlio Federico e il fratello di Mario, Maurizio Di Cuonzo; Paola Gesualdo, vedova di Giuseppe Cicciù. Il presidente Angelo Gin Tibaldi ha ascoltato le argomentazioni che gli avvocati della difesa e il pm portavano.

Si è proseguito fino alle 11.30 circa, con due tematiche evidenziate con forza: il ruolo dei sindacati e la riforma Cartabia. Le difese hanno eccepito l’illegittimità dell’ammissione a parte civile della Filt Cgil Lombardia; sulla Cartabia è stata sollevata una questione di legittimità costituzionale, chiedendo di sottoporre alla Corte costituzionale tale riforma poiché "con essa si esprime una prevenzione di condanna, anziché di non colpevolezza, il che è contro il codice penale stesso ma anche la costituzione" ha affermato un avvocato della difesa.

Giulia Aragno, pubblico ministero, ha chiesto invece al presidente di respingere entrambe le eccezioni preliminari. I familiari hanno ascoltato con attenzione, per capire, cominciare a mettere in ordine e "ricostruire dignitosamente i fatti", come Federico Di Cuonzo ha spiegato poi fuori dall’aula. Sono cinque le persone a processo con rito ordinario: un dirigente Rfi (Rete ferroviaria italiana), due ingegneri, un operaio e un tecnico di Alstom Ferroviaria.

Numerosi e gravi le imputazioni: delitto colposo di danno (articolo 449 del codice penale), disastro ferroviario (art.430), rapporto di causalità (art.40, cioè se l’evento dannoso non è stato evitato da chi aveva la responsabilità di evitarlo, ovvero se chi doveva controllare ha operato adeguatamente), concorso di cause (art.41) e omicidio colposo (art.589).

Lo stesso presidente non ha nascosto la complessità del processo, difficoltoso è stato anche organizzare le date delle prossime udienze, anche perché alcuni avvocati della difesa dovranno impegnarsi per le udienze in appello a Milano, presentate dai due manutentori di Rfi già condannati, con rito abbreviato, a 3 anni di reclusione. Il 6 febbraio si terrà la prossima udienza, casualmente il giorno del quarto anniversario dell’incidente ferroviario. Giorno problematico per i familiari delle vittime, che la stessa mattinata saranno impegnati per una commemorazione di ricordo dell’incidente (un viaggio in treno celebrativo che si concluderà con una funzione nella cappella della stazione Centrale di Milano). Il 19 marzo è stata fissata la terza udienza. Poi a seguire il 23 aprile, il 30 aprile, il 21 maggio, il 28 maggio, il 4 giugno, 11 giugno, 18 giugno, 25 giugno, 2 luglio, 9 luglio e 16 luglio. Un calendario lungo, con alcune date provvisorie (come il 23 aprile) per la possibilità di variazione, in caso qualche avvocato dovesse avere impegni improrogabili.