Istigazione al suicidio. Si indaga sul post omofobo. La famiglia della ristoratrice:: "Ora dovete darci tregua"

La richiesta dei carabinieri a Google per sapere chi ha scritto la recensione contro gay e disabili. Oggi l’autopsia sul corpo della 59enne trovata morta lungo il Lambro. Nel paese rabbia e striscioni.

Istigazione al suicidio. Si indaga sul post omofobo. La famiglia della ristoratrice:: "Ora dovete darci tregua"
Istigazione al suicidio. Si indaga sul post omofobo. La famiglia della ristoratrice:: "Ora dovete darci tregua"

e Andrea Gianni

Resta a carico di ignoti il fascicolo in procura a Lodi per l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio per la morte di Giovanna Pedretti, la ristoratrice di 59 anni trovata senza vita domenica in riva al Lambro a 2 chilometri dal cuore del borgo, dopo la tempesta di odio social piombata su di lei. Il lavoro dei carabinieri prosegue nel silenzio, sotto il coordinamento del procuratore Maurizio Romanelli. Si attende la risposta di Google sulla veridicità della recensione pubblicata lo scorso 11 gennaio nella pagina dedicata al locale, la pizzeria Le Vignole che Giovanna gestiva insieme al marito Nello D’Avino. Inoltre continuano gli approfondimenti tecnici su telefono e computer della donna (verrà effettuata una copia forense) a caccia di eventuali messaggi che possano dare spiegazioni sulla sua morte. L’autopsia è stata fissata per oggi alle 13.30 all’istituto di medicina legale di Pavia.

Sul decesso per suicidio restano pochi dubbi. Sulla Fiat Panda con cui la donna si era allontanata di casa, attorno alle 4 di domenica, sono state trovate tracce di sangue che vengono ritenute compatibili con una persona che si sia procurata volontariamente tagli alle vene. Altre tracce sono state rinvenute per terra, vicino alla vettura. Nel tragitto verso il corso del fiume Lambro. A Sant’Angelo Lodigiano, anche ieri mattina, si sono registrati momenti di tensione. Uno striscione con la scritta "Stampa e tv rispettate la famiglia e non fatevi vedere più" è comparso, nella notte tra lunedì e martedì, di fronte alla pizzeria e all’abitazione di Pedretti. Un secondo manifesto, più piccolo e riportante sempre lo stesso messaggio, è stato affisso a una finestra di un palazzo di fianco al locale. Sotto la pizzeria alcuni amici della famiglia hanno urlato a più riprese contro i giornalisti e a un certo punto è stata scagliata da una finestra una secchiata d’acqua che ha sfiorato una troupe. La famiglia Pedretti ha nominato l’avvocato Simona Callegari del foro di Lodi come proprio difensore. "Figlia, marito e madre di Giovanna Pedretti si sentono sotto assedio, trovandosi ogni volta che escono di casa qualche cronista che li attende in strada per fare domande – ha dichiarato l’avvocata –. Stanno vivendo un enorme dolore, la loro richiesta alla stampa è di dare tregua, di rispettare la sofferenza di una famiglia, in attesa che dalle indagini arrivino elementi più solidi".

Restano ancora molti gli elementi oscuri nella vicenda. A partire dalla recensione spuntata sulla pagina Google del locale lo scorso 11 gennaio con la quale un presunto cliente S. lamentava il fatto di avere dovuto mangiare seduto a fianco di omosessuali e un disabile. Un post a cui Giovanna Pedretti aveva risposto invitando il cliente a non tornare più fin tanto non avesse ritrovato l’umanità. Poi di fronte ai primi dubbi spuntati sulla veridicità della recensione la 59enne aveva fornito una versione diversa sia al blogger Lorenzo Biagiarelli sia davanti alle telecamere del Tg3. Pedretti aveva sostenuto che il post risaliva ad aprile 2023 e di fronte ad alcune contestazioni tecniche aveva risposto con numerosi "non so". La versione che il post risalisse ad aprile 2023 sarebbe la stessa che la donna avrebbe fornito agli inquirenti, alla fine della scorsa settimana, convocata dai carabinieri in caserma a Sant’Angelo sia per sapere se il post fosse vero o no, ma anche per fare luce sui fatti poiché l’autore di quel post (qualora identificato) rischiava di dover rispondere del reato di discriminazione razziale.