CARLO D’ELIA
Cronaca

Frecciarossa deragliato a Livraga: nessun errore umano

Disastro nel Lodigiano, depositata la perizia che scagiona gli operai al lavoro sullo scambio. I tecnici: fu un difetto del materiale

Frecciarossa deragliato a Livraga

Frecciarossa deragliato a Livraga

Livraga (Lodi), 17 novembre 2020 - La perizia sul disastro del Frecciarossa 9595 deragliato nel Lodigiano all’alba del 6 febbraio scorso è stata depositata ieri in Procura a Lodi. Quasi cento pagine di relazione tecnica richiesta dagli inquirenti, redatta in nove mesi dagli ingegneri Roberto Lucani e Fabrizio D’Errico (sono gli stessi esperti incaricati, a suo tempo, dalla Procura di Milano per il disastro di Pioltello), per spiegare le cause del deragliamento che ha provocato la morte dei due macchinisti - Mario Dicuonzo e Giuseppe Cicciù, di 59 e 51 anni - e il ferimento di 31 passeggeri. 

I consulenti escludono “l’errore umano”. I cinque operai di Rfi, che poche ore prima della tragedia avevano lavorato proprio sulla scambio, il “punto zero“ del deragliamento, secondo quanto ricostruito non avrebbero colpe (decisiva la simulazione effettuata il 23 febbraio scorso sui binari con un’altra squadra specializzata e che aveva smontato e rimontato lo scambio). Confermato invece il difetto tecnico, quello legato a un pezzo interno allo scambio, un attuatore, realizzato nello stabilimento di Alstom Ferroviaria di Firenze, ma prodotto con il cablaggio invertito. A pesare anche la mancata segnalazione dal sistema elettronico di sicurezza, il sistema di rilevamento, che, secondo quanto verificato dal Nucleo investigativo della Polfer, avrebbe ricevuto una segnalazione di binari ‘per dritto’ e non di ‘svio’.

Lo scambio avrebbe dovuto infatti avere gli ‘aghi’ dei binari posizionati sul ‘corretto tracciato’ e invece li aveva posizionati in svio a sinistra, facendo decollare a quasi 300 all’ora la motrice. Restano per ora indagate 18 persone con ipotesi di reato a vario titolo per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni: oltre ai 5 operai di Rfi, l’ad di Alstom Ferroviaria Michele Viale, i vertici di Rfi, compreso l’ad Maurizio Gentile, e i responsabili Alstom Ferroviaria dello stabilimento di Firenze. Oltre alle due società (Rfi e Alstom Ferroviaria) per la legge sulla responsabilità amministrativa. Per la chiusura delle indagini, ora, la palla passa alla Procura di Lodi.