A sinistra Dang Duong Bang, a destra Anders Wolff (Credits Bax Lindhart)
A sinistra Dang Duong Bang, a destra Anders Wolff (Credits Bax Lindhart)

Lodi, 10 aprile 2020 - Dal Lodigiano, la terra che è stata tra i primi epicentri in Europa della diffusione di Covid-19, arriva una partecipazione a un progetto di ricerca europeo finalizzato a sviluppare nuovi strumenti portatili per diagnosticare la presenza del virus in modo rapido, economico e diffuso. La realtà coinvolta è la Fondazione iCons di Lodi, che conta una trentina di addetti, è nata del 2016 dall’unione di esperienze precedenti, e si occuperà della comunicazione di CoronaDX, il programma di ricerca coordinato dalla Technical University of Denmark di Kongens Lyngby, città situata poco più a nord della capitale Copenaghen. Il progetto è uno dei 18 totali finanziati dalla Commissione Europea nell’ambito del programma quadro Horizon 2020 attraverso una chiamata d’emergenza per supportare la comunità sanitaria nella lotta contro il Coronavirus.

Come spiega il presidente Mario Martinoli, "la Fondazione è stata costituita quattro anni fa unendo tre associazioni: una lodigiana, una belga e una di Rovereto. Tuttavia, la nostra attività è iniziata nel 1997, anno nel quale, prima dell’avvento di Internet, abbiamo iniziato a fare comunicazione. Oltre a questo, supportiamo anche i giovani artisti dell’orchestra europea Theresia. Abbiamo aderito al bando il primo di febbraio e il primo aprile siamo partiti con il progetto. Siamo stati invitati a occuparci della comunicazione, compito che abbiamo accettato perché si tratta di un tema rilevante da divulgare, specialmente in un momento come questo".

A fornire dettagli specifici sul progetto, che ha ricevuto un finanziamento della Commissione Europea di tre milioni di euro, e sui suoi obiettivi è Anders Wolff, coordinatore e docente presso la Technical University of Denmark, istituzione che sta lavorando assieme allo Statens Serum Institut allo sviluppo di tre strumenti diagnostici rapidi, il più lento dei quali, per esempio, può fornire risultati in meno di un’ora, il più veloce in meno di un minuto e quello intermedio in mezz’ora circa.

"Il progetto è iniziato il primo di aprile, ma abbiamo iniziato a lavorarci il 18 marzo. Abbiamo per il momento testato duecento campioni di pazienti, circa metà positivi e metà negativi: abbiamo avuto circa il 97,6% di corrispondenza con i risultati dei test fatti in ospedale – spiega – il vantaggio del metodo e degli strumenti che stiamo sviluppando sta nella possibilità di poter eseguire questi test, più economici di quelli attuali, al di fuori degli ospedali e di avere risposte rapide. Infatti, a differenza dei test che si stanno svolgendo in Italia e in Danimarca, il nostro non necessita di tempo per purificare l’RNA dell’agente patogeno".

Nonostante i primi incoraggianti risultati, sarà però necessario del tempo prima che questi test siano disponibili: "Necessitiamo di ulteriori conferme – continua Wolff – la settimana dopo Pasqua implementeremo una sperimentazione nei reparti ospedalieri e infermieristici per effettuare uno screening del personale sanitario in Danimarca e Svezia, per individuare le persone asintomatiche che però, come dimostra la letteratura più recente, possono essere portatori del virus e contribuire alla sua diffusione senza essere per nulla malati e però per ora non possono essere testati".

Un’altra sfida sarà, prosegue Wolff, "attivarsi nel frattempo per avviare una produzione di massa. Come università potremmo, in due settimane, riuscire a produrne al massimo circa diecimila a settimana. Le procedure di validazione del test dovrebbero terminare entro giugno o luglio".