Lodi, 1 giugno 2020 - Ha contratto il coronavirus tre settimane prima di Mattia, il “paziente 1” di Codogno. Xhoni Mustafaraj, 18 anni, calciatore professionista di origini albanesi che vive a San Martino in Strada, in provincia di Lodi, in casa con i genitori, già il 2 febbraio aveva tutti i sintomi del Covid-19: febbre alta, difficoltà a respirare, perdita di gusto e olfatto.

Quella notte sono stati chiamati i soccorsi, che con un’ambulanza l’hanno portato d’urgenza al pronto soccorso di Lodi per gli accertamenti. Il ragazzo, un atleta molto allenato, faceva fatica a respirare e a muoversi. Subito è stato ricoverato, rimanendo per due settimane con la maschera di ossigeno, in terapia intensiva. Poi, dal 13 al 26 febbraio, è stato spostato in nefrologia e dialisi. Alle dimissioni la diagnosi era rabdomiolisi (dovuta alla rottura di alcune cellule muscolari e al loro rilascio nel sangue).

«Nel periodo di malattia, quasi tre settimane, ho perso una decina di chili - racconta il 18enne – É stata dura combattere il coronavirus soprattutto durante il ricovero in terapia intensiva». Johnny, come si pronuncia il suo nome in albanese, gioca nella Pergolettese in serie C ed oggi è tornato alla sua vita normale e ha quasi recuperato del tutto la forma fisica. Dalla cartella clinica che l’ospedale Maggiore di Lodi ha fornito al giovane paziente per il ricovero di quel periodo, risulta che non è mai stato fatto il tampone per verificare che possa avere contratto il coronavirus (il protocollo ancora non lo permetteva per un caso come il suo). Così solo due settimane fa, il 20 maggio, ha fatto il test sierologico, scoprendo di aver sviluppato gli anticorpi al coronavirus. «Risulta che ora sono negativo al coronavirus ma che ho sviluppato gli anticorpi, quindi l’avrei avuto – conclude il 18enne lodigiano – Ora mi toccherà fare il tampone per sicurezza. Così ho informato l’ospedale di Lodi che mi dovrà dare una risposta».