I carabinieri di Bologna hanno ascoltato il racconto della minorenne
I carabinieri di Bologna hanno ascoltato il racconto della minorenne

Lodi, 17 gennaio 2021 - Tutto era iniziato un anno fa. A gennaio 2020 dopo l’ennesimo litigio con il padre era scappata da casa, in un Comune della provincia di Lodi, per rifugiarsi da quell’amico più grande di lei, residente in Emilia, che aveva conosciuto via chat e che diceva di poterla ospitare. Si era precipitata in stazione per salire sul primo treno in direzione Bologna, fermandosi a Vignola, la città delle ciliegie nel Modenese, dove il 25enne viveva in un casolare in campagna insieme ad altri amici. Per Martina (nome di fantasia), che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, doveva essere un atto di ribellione verso le regole troppo rigide imposte dal genitore. E invece per lei, seguita dai servizi sociali, alla fine si è dimostrata l’esperienza più dura della sua vita. La ragazza, inizialmente accolta con dolcezza, era finita poi per essere sequestrata da quattro aguzzini e violentata.

Secondo quanto da lei raccontato ai carabinieri di Bologna, sarebbe stata chiusa a chiave in una stanza e costretta ad atti sessuali con due di questi. Una vicenda drammatica da cui la ragazzina era riuscita a scappare solo dopo quattro mesi di prigionia. I quattro , di 25, 28, 48 e 46 anni, stranieri e regolari sul territorio, sono stati denunciati dai carabinieri di Bologna e dovranno rispondere di atti sessuali con minore, sequestro di persona e violenza privata. All’inizio per la 15enne tutto sembrava un gioco. La voglia di scappare di casa, di vivere degli attimi di trasgressione o comunque di fare solo impensierire i genitori, avevano avuto il sopravvento e le facevano vivere i primi giorni in tranquillità. Poi la situazione era finito fuori controllo. Passano i giorni e la studentessa, stanca di essere reclusa, comincia a chiedere di uscire dalla camera ma, a quel punto, il giovane le fa capire che non è possibile. Intimorita, la 15enne si rende conto di essere stata sequestrata.

Proprio in quei giorni i genitori si erano rivolti ai carabinieri di Lodi, non sapendo che loro figlia era rinchiusa nel casolare dell’orrore. Prima le avance sessuali e poi le violenze a turno, prima il 25enne e poi l’amico 28enne. Solo ad aprile la ragazza, divenuta a quel punto 16enne, riesce ad entrare in possesso di uno dei cellulari dei suoi aguzzini e ad inviare richieste di aiuto non solo all’educatrice ma anche ad alcuni amici. Uno dei malviventi, temendo un blitz dei carabinieri apre la porta alla vittima. E così riesce a scappare e a informare le forze dell’ordine. La vicenda giudiziaria è ancora in fase preliminare. A ottobre la procura di Modena ha conferito incarico al consulente tecnico per valutare la capacità della 16enne di deporre davanti al giudice.