Patty Pravo
Patty Pravo

Legnano (Milano), 12 aprile 2019 – Il ventunesimo posto a Sanremo? Roba terrena, da semplici mortali. Le divine come lei, fatte della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, viaggiano ad altre latitudini. Seducente, aristocratica, ritoccata, Patty Pravo torna in concerto domani al Teatro Galleria col suo charme, la sua fame di applausi, e un album nuovo di zecca, “Red”, dato alle stampe con la complicità di grandi nomi della canzone italiana e del produttore Diego Calvetti.

“Red”. Rosso passione o rosso sangue?

«Passione, naturalmente. Come la porporina attaccata al mio corpo sulla copertina del disco. Una mia idea che sono contenta di aver realizzato».

Canta canzoni di Giuliano Sangiorgi, Ivan Cattaneo, Franco Califano. Come sono arrivate?

«Giuliano mi ha mandato la sua ‘Dove eravamo rimasti’ come regalo di compleanno, Ivan è un caro amico e, come ha scritto ‘La carezza che mi manca’, mi ha chiamata convinto che fosse su misura per me. Aveva ragione perché è molto bello».

E “Io so amare così” di Califano?

«Mi ha toccato l’anima. Un amico che ti lascia un pezzo nel proprio testamento con la speranza che tu lo possa cantare ti fa molto bene allo spirito».

E gli altri?

«Beh, sono tutti pezzi molto belli; a cominciare da ‘Pianeti’ di Giovanni Caccamo che trovo molto intenso perché a me piacciono gli autori sensibili».

Qual è il bilancio del suo decimo Festival?

«È stato l’ultimo. Dieci è il numero perfetto per chiudere una storia. Sono andata a Sanremo con la broncopolmonite, ma, alla fine, ce l’ho fatta lo stesso ad arrivare fino in fondo...».

Come s’è trovata a cantare “Un po’ come la vita” di Zibba con Briga?

«Mi è piaciuto che lui facesse un po’ di rap, ma anche che cantasse normalmente. Avevo già collaborato con dei rapper ed era stato divertente».

In questo tour i sono pure da festeggiare i cinquant’anni de “Il paradiso”.

«La cosa mi fa ridere, mi fa tenerezza, anche se la nostalgia non fa per me e amo soltanto il piacere di cantare ancora quel pezzo dopo tutto questo tempo».

È andata a “Che tempo che fa” assieme ad Ornella Vanoni. Tutti si aspettavano l’annuncio di un tour a due, che però non c’è stato.

«Lasciamo che le persone dicano».

Lei come la vede?

«La vedremo. Se sarà, sarà».

Cosa ha Ornella che a lei manca?

«L’altezza».

E cosa ha lei che ad Ornella manca?

«Niente. Siamo due artiste, due professioniste e, soprattutto, due amiche».

Dopo l’esperienza di “Ora o mai più”, la tv è accantonata?

«E che ne so? Se arriva qualcosa d’interessante, io ci sono. Ma, al momento, niente di rilevante».

Qualcuno da incontrare?

«Magari Francesco De Gregori e Antonello Venditti, a loro voglio bene come se fossero miei fratelli».

Cosa c’è nel suo parcheggio dei sogni?

«Magari il podio di un’orchstra. Ho studiato, infatti, direzione al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia con Ettore Gracis».

Quali sono i suoi autori preferiti?

«Diversi bluesman, ma pure Chopin e Bach. O Stravinsky, perché no?».