Ucciso nel bosco dello spaccio. Il dubbio: fatale il fuoco “amico”

Rescaldina, su questo aspetto punta la difesa di due dei quattro imputati a processo per l’omicidio dell’aprile di due anni fa. Un testimone: ho visto cinque persone, alcune armate, entrare nella macchia .

Ucciso nel bosco dello spaccio. Il dubbio: fatale il fuoco “amico”
Ucciso nel bosco dello spaccio. Il dubbio: fatale il fuoco “amico”

Bouda Ouadia fu ucciso nel bosco del Rugareto nel corso di una guerra di bande tra pusher per il controllo del territorio. Questa la conclusione del pubblico ministero Carlo Alberto Lafiandra durante la nuova udienza sull’omicidio del nord africano, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio presieduta da Giuseppe Fazio. I fatti dibattuti sono quelli legati all’assassinio del venticinquenne spacciatore, ucciso con un colpo d’arma da fuoco il 2 aprile 2022 nei boschi di Rescaldina. Secondo l’accusa Ouadia fu ucciso da Mohamed El Moundiry ed Elhabib Rahoui, attualmente entrambi detenuti e presenti in aula durante il dibattimento. Poi dai latitanti Abdelatif Bouda e Mohamed Hakmaoui.

È stato ricostruito il movente dell’omicidio ma non è ancora certa la persona che quel giorno avrebbe potuto sparare al nord africano, clandestino e senza fissa dimora in Italia. Tutti i protagonisti di questa sanguinosa vicenda sono stati identificati come spacciatori dai tossicodipendenti che nel Rugareto acquistavano la droga. Un business da cui è maturato l’omicidio dell’uomo.

Secondo un testimone che nel pomeriggio del 2 aprile di due anni fa passava in bicicletta in zona, un gruppo di cinque persone, alcune armate di fucile, stava entrando nell’area dei boschi di Rescaldina. Poi, subito dopo, lo stesso teste ha sentito due spari ed ha subito chiamato il 112. Il testimone però in aula non ha riconosciuto nessuno dei due imputati oggi presenti. Secondo il teste: "Questi cinque camminavano a passo spedito come in formazione. Ho pensato che non stessero inseguendo nessuno; quando ho sentito i colpi ho pensato si fossero sparati tra loro". Il dubbio adesso è quello che Ouadia sia stato ucciso sì in uno scontro tra bande di spacciatori, ma probabilmente dal fuoco amico. La difesa sta puntando su questa ipotesi per poter scagionare gli imputati. Il testimone venne chiamato all’epoca per dai carabinieri di Legnano, i quali gli sottoposero due album fotografici in cui indicò quelli che potevano essere i componenti del commando: "Indicai quelli che avevano una fisionomia simile ai componenti del gruppo che vidi il 4 aprile. Uno giovane adulto col naso pronunciato, un ragazzo che poteva avere tra i 17 e i 20 anni e un altro più anziano degli altri due con un piumino".

Oggi rispondendo all’avvocato difensore di El Moundiry ha aggiunto: "Non saprei dare una percentuale di certezza del riconoscimento". In aula anche un altro testimone, un uomo di 30 anni che regolarmente acquistava cocaina in zona: "Non ero presente nel giorno e nell’ora dell’omicidio ma ho riconosciuto negli album alcuni di quelli che mi vendevano lo stupefacente".