Omicidio Carol Maltesi, Davide Fontana condannato a 30 anni: la Procura aveva chiesto l'ergastolo

Cadute tre aggravanti e ridimensionati i risarcimenti per il figlio della vittima. La zia di Carol: “Tra dieci anni sarà fuori dal carcere. Non abbiamo avuto giustizia”

Carol maltesi e Davide Fontana
Carol maltesi e Davide Fontana

Busto Arsizio, 12 giugno 2023 – È stato condannato a 30 anni di carcere Davide Fontana, il 44enne bancario a processo per aver ucciso la fidanzata Carol Maltesi, 29 anni, nella sua casa di Rescaldina (Milano) e aver poi disperso i suoi resti, fatti a pezzi, in provincia di Brescia. Lo ha deciso oggi il Tribunale di Busto Arsizio, escludendo l'aggravante della premeditazione, dei motivi abbietti e le sevizie. L'accusa aveva chiesto l'ergastolo con due anni di isolamento diurno per i reati di omicidio volontario  aggravato, distruzione e occultamento di cadavere. La sentenza è arrivata dopo sette ore di camera di consiglio. Durante l'udienza di oggi sono stati ridimensionati anche i risarcimenti: assegnati 180mila euro al figlio della vittima, 20mila al padre del bimbo e 100mila euro ai genitori. Fontana ha assistito alla lettura del verdetto.

Zia: “Senza ergastolo non abbiamo avuto giustizia”

"È una vergogna, mia nipote l'ergastolo lo ha avuto a vita, così come sua madre e il mio nipotino”. Sono le parole della zia di Carol Maltesi, Anna, al termine del processo di Davide Fontana. “Lascio tutto nelle mani di Dio, è una vergogna - ha ribadito tra le lacrime - ci aspettavamo l'ergastolo, anche se a mia sorella non interessava, perché tanto niente le riporterà Carol. Con tutto quello che succede - ha concluso -, tra dieci anni sarà fuori e potrà rifarsi una vita, mia nipote a 26 anni non torna più”.  Delusione tra familiari e parti civili per la condanna.

Cadute tre aggravanti

I giudici, dopo una lunga camera di consiglio, non hanno riconosciuto tre delle aggravanti contestate (premeditazione, crudeltà e motivi abietti e futili) mentre hanno riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle residue aggravanti. La Corte ha infatti accolto alcuni degli argomenti portati dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Paloschi e Giulia Ruggeri, secondo i quali non ci fu premeditazione perché si trattò di un delitto d'impeto e nemmeno la crudeltà perché non 'infierì'' sul corpo della donna oltre a quanto fosse funzionale alla sua uccisione. Ha cercato di liberarsi del cadavere "con modi maldestri, approssimativi, confusi", è stata la tesi dei legali, e non aveva fatto ricerche pregresse su come disfarsi del corpo, né per procurarsi il materiale per farlo a pezzi e per la pulizia, che è stata definita "grossolana". Accolte anche le generiche equivalenti alle residue aggravanti che i legali avevano richiesto tenendo conto delle scuse di Fontana che aveva detto: "So di poter sembrare parecchio distaccato e controllato, provo un'enorme sofferenza ogni giorno. Sono pentito per quello che ho fatto e non so se riuscirò mai a perdonarmi. Voglio chiedere scusa a tutti, in particolare ai familiari di Carol e a suo figlio".

La vicenda

Il delitto risale all'11 gennaio del 2022, quando con un profilo falso creato su OnlyFans, piattaforma dove ogni tanto la vittima pubblicava video durante la pandemia, Fontana ha chiesto un filmino “custom bondage”, nel quale la Carol avrebbe dovuto essere completamente legata ad un palo da lap dance, incappucciata e imbavagliata, secondo l'accusa quindi, impossibilitata

a difendersi. Il 44 enne l'ha quindi colpita a martellate in testa e poi sgozzata. Ha sezionato il cadavere in 18 parti, riposti in un congelatore acquistato su Amazon fino a fine marzo, quando ha tentato prima di bruciare i resti con un barbecue e alla fine li ha abbandonati nel Bresciano. Per settimane, usando il cellulare della giovane, aveva risposto ai messaggi di parenti e amici, fingendosi lei. Secondo la Procura l'uomo ha agito per motivi legati alle scelte della donna: Carol gli aveva da poco confidato di aver deciso di trasferirsi a Verona, per stare più vicino al suo bimbo, avuto da una precedente relazione. La difesa lo ha invece escluso, chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche dopo la confessione di Fontana.

La perizia: il killer è sano di mente

Una perizia psichiatrica ha accertato che l'imputato era capace di intendere e di volere. Per più di due mesi, dal telefonino della ragazza aveva risposto ai messaggi "nel tentativo di far credere loro che fosse viva". Agli altri attori e agli amici che la cercavano aveva raccontato che "voleva cambiare vita, lasciare il mondo del porno". Bugie ripetute fino all'interrogatorio della confessione.