Da sinistra Roberto Stefini, Elisa Raimondi e Andrea Cividini
Da sinistra Roberto Stefini, Elisa Raimondi e Andrea Cividini

Legnano (Milano), 8 settembre 2020 - Ha visto le infermiere piangere in reparto, i medici allo stremo delle forze dopo settimane trascorse nelle terapie intensive senza un giorno di riposo. Andrea Cividini, giovane neurochirurgo di 37 anni, ha vissuto in prima linea i mesi della pandemia la scorsa primavera. Quando la vita dell’ospedale è stata sconvolta dal Covid 19. E nessuno era in grado di prevedere quando si sarebbe tornati alla normalità. E a un certo punto si è domandato cosa potesse fare. 

La risposta l’ha trovata nell’ipnosi, psicoterapia che studia da due anni, che integra all’ambito neurochirurgico in cui è specializzato, e che ha quindi deciso di mettere a disposizione di chi in quei giorni drammatici aveva bisogno d’aiuto, di conforto. Di trovare una via d’uscita ai traumi che l’epidemia, allora fuori controllo, stava provocando anche fra professionisti che si confrontano ogni giorno con la malattia e la morte. "Sembrava d’essere in un fronte di guerra – racconta Cividini tornando con la memoria a sei mesi fa –. Quando la routine quotidiana cade, e si presenta una situazione imprevista e per la quale non ci sono strumenti conosciuti per affrontarla, si va inevitabilmente incontro a disturbi da stress, traumatici". È quel che succede a marzo, anche a Legnano. L’ospedale, pur non essendo al centro della bufera come sta succedendo in Val Seriana, diventa presidio di riferimento regionale: 150 posti letto sono destinati all’area Covid, “ceduti“ anche da reparti come la Neurochirurgia (diretta dal primario Roberto Stefini) in cui lavora Cividini. C’è un’unità di supporto psicologico, certo. Ma Cividini va oltre. E mette a disposizione il suo studio e il suo tempo."Ho trattato con l’ipnosi 16 persone fra medici, infermieri e personale sociosanitario. Di queste 16, 15 donne – racconta –. Mi è sembrato naturale offrire questa mia competenza». Disturbi del sonno, attacchi d’ansia, paura per il futuro... Sono solo alcune delle conseguenze di uno stress acuto e prolungato. Che Cividini ha riscontrato in chi si è rivolto a lui, e che ha curato con una ipnoterapia personalizzata di volta in volta in base alla persona e alla problematica. «Ognuno era libero di raccontarmi qualsiasi cosa e di come stava affrontando il momento. Il primo caso è stato quello di un’infermiera di 45 anni in forze al reparto Covid. Il suo problema? Non riusciva più a immaginare un futuro per se stessa".

Una seduta dura in media un’ora o poco più. "Nel primo incontro si raggiunge innanzitutto una condizione di relax, concentrandosi per esempio sulla respirazione. Poi si induce la trance". Una volta raggiunto lo stato modificato di coscienza "si può allora lavorare attraverso metafore, immagini, visioni". Il traguardo finale è comunque quello di alleviare il malessere in quel momento esistente. La tecnica della metafora Cividini l’ha impiegata con una dottoressa di 45 anni che viveva uno stato d’ansia generato anche dallo stress nel gestire le comunicazioni coi famigliari dei pazienti. In un’occasione era stata addirittura aggredita al telefono. «Con lei ho usato la metafora del fiume in piena che travolge gli argini, ma al quale un albero dalle forti radici riesce a resistere". Con l’infermiera, invece, Cividini ha usato la tecnica della proiezione di sé nel futuro. Alla fine il successo è stato travolgente. C’è chi ha recuperato il sorriso, chi la luminosità del volto. Tutti hanno chiesto di effettuare ulteriori incontri. Ancora oggi. "Il bello dell’ipnosi è che è in grado di tirare fuori le riserve che abbiamo dentro di noi a livello d’inconscio".