Legnano, la rabbia di Maurizio Cozzi: “I miei 40 giorni in carcere trattato da delinquente”

La detenzione preventiva nel 2019, le foto segnaletiche, la vita in cella "Una vicenda di ordinaria arroganza, ora chiederò un risarcimento".

La rabbia di Maurizio Cozzi: "I miei 40 giorni in carcere trattato da delinquente"

La rabbia di Maurizio Cozzi: "I miei 40 giorni in carcere trattato da delinquente"

Maurizio Cozzi, 68 anni, era il vicesindaco dell’amministrazione di Gianbattista Fratus il 16 maggio del 2019, data in cui venne arrestato così come lo stesso Fratus e l’allora assessore Chiara Lazzarini: assolto in appello pochi giorni fa, è l’unico dei tre ad avere fatto anche 40 giorni di carcere preventivo.

Qual è lo stato d’animo dopo l’assoluzione?

"Felice e amareggiato allo stesso tempo: mi hanno umiliato e segnato per sempre. Ora mi hanno restituito onore, dignità e reputazione, ma a che prezzo? Perché mi è capitato questo? Me lo sono chiesto, ma non ho trovato una risposta".

E allora cosa crede sia successo?

"Se la rileggo dalle prime fasi, la definisco una storia di ordinaria arroganza e di delirio di onnipotenza, a partire da una conferenza stampa fatta per garantire a me e agli altri la gogna mediatica. Ma è anche una storia di mancanza totale di professionalità e di scarsa conoscenza del diritto amministrativo. Una cosa è certa: chi dispone della libertà delle persone, come pm e Gip, dovrebbe chiedersi quali possono essere le conseguenze di azioni abnormi e assurde e sapere che la carcerazione preventiva non può essere usata per far “confessare“ o patteggiare".

Qual è stato il momento peggiore di questi quattro anni e mezzo?

"Le foto segnaletiche, l’umiliazione dello spogliarsi nudi per la perquisizione all’ingresso del carcere, le manette che mi hanno messo nel tragitto dal carcere al tribunale per l’interrogatorio, il non capire cosa avessi fatto. A mente fredda, poi, il rendermi che chi mi stava interrogando non aveva intenzione di ascoltarmi: aveva già deciso la sentenza. Infine vedere i giustizialisti brindare, gli stessi che oggi dicono che “bisogna attendere le motivazioni“ di fronte a una sentenza che assolve con formula piena, non dubitativa".

Come è cambiato il rapporto con la giustizia?

"Da 40 anni faccio l’avvocato, ho sempre avuto rispetto e ammirazione per i magistrati, ma è naturale che la mia fiducia abbia vacillato: riconoscere oggi che, come si usa dire per indicare una giustizia imparziale, “esiste un giudice a Berlino“ è un sollievo, così come tornare a fare il mio lavoro con serenità. Cinque anni per arrivare a un giudizio sono davvero troppi e logorano chiunque: con magistrati corretti e preparati la giustizia vera, quella laica, scevra da personalismi, nel mio caso ha vinto, ma non è sempre così".

L’ex sindaco Fratus ha ringraziato la Lega per il sostegno e la fiducia ricevute: mi pare che per quanto riguarda Forza Italia non si possa dire la stessa cosa nei suoi confronti…

"Esatto. Sono tutti spariti, fin dal primo momento, con l’unica eccezione di Alberto Di Pietro e Letterio Munafò a Legnano. Da tutti gli altri silenzio, durante e dopo, compresi gli esponenti legnanesi. Se sono riuscito a sopportare questi anni devo solo ringraziare mia moglie Rita: se ho resistito alla pressione e all’ingiustizia lo devo a lei, che ha sopportato ugualmente un dolore immenso. Poi metto gli amici che hanno creduto nella mia estraneità fin dal primo momento e il mio avvocato. Il movimento politico, invece, totalmente assente. Me lo sarei dovuto aspettare". Ora Cozzi intende chiedere un indennizzo. Il prossimo passo sarà attendere che entro 90 giorni vengano depositate le motivazioni della sentenza per poi chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione, che oggi, se riconosciuto, vale circa 230 euro al giorno.