Come dovrebbe funzionare il sistema
Come dovrebbe funzionare il sistema

Corbetta (Milano), 19 aprile 2019 - «Mi sento tradito dalle istituzioni. Un giorno dicono una cosa e mi costringono a pagare il doppio della sanzione, il giorno dopo stabiliscono che le procedure non sono valide. Per questo ho deciso di avviare una class-action a difesa degli interessi di tutte le persone che, come me, hanno subito un’ingiustizia». Parte da un imprenditore milanese la rivolta contro le sanzioni comminate dal Comune di Corbetta attraverso l’esame delle registrazioni dei varchi. Promotore Roberto Allievi. Questa la sua storia. Spesso percorre la ex Statale 11 alla guida di auto aziendali. Il primo agosto scorso viene fermato dalla polizia locale di Settimo Milanese. A un controllo dei documenti dell’auto risulta che la revisione è scaduta. Mentre parla con gli agenti ad Allievi viene in mente che usa anche una seconda auto aziendale e chiede se, per caso, anche per quella la revisione fosse scaduta. Ed era così. «Mi sono subito recato a effettuare la revisione di entrambe», dice. Pensava che quella dimenticanza fosse sanata. E invece il bello (o il brutto) doveva ancora venire. Il giorno dopo riceve una raccomandata dal Comando della Polizia locale di Corbetta in cui gli si chiede di portare il libretto per una verifica.

Un mese prima era passato da uno dei varchi all’ingresso di Corbetta, ripreso dalle telecamere. «Ma non ho mai visto un vigile per strada, né tantomeno sono stato fermato da una pattuglia – afferma Allievi –. Mando un’email in posta certificata alla polizia locale segnalando che la revisione del veicolo era stata fatta proprio il giorno prima della raccomandata. Chiamo gli agenti e mi sento dire che indipendentemente da questo avrei dovuto pagare e che tutti quelli che hanno fatto ricorso contro il modo di agire della polizia locale di Corbetta hanno sempre avuto torto». «Io ero sicuro invece, Codice della Strada alla mano, che quella procedura usata era irregolare e con molta fiducia mi sono rivolto alla Prefettura, chiedendo l’annullamento della sanzione, citando espressamente le norme di legge vigenti. Dopo due mesi la Prefettura mi ha risposto confermando la sanzione. Che ho quindi pagato in ragione doppia essendo scaduto il primo termine di pagamento», afferma Allievi.

«Adesso leggo che lo stesso viceprefetto che aveva firmato il rigetto del mio ricorso dice al Comune che non può sanzionare gli automobilisti solo guardando le immagini delle telecamere. Mi sono cascate le braccia. Ma questa inversione di tendenza ha valore da oggi o è anche retroattiva? Per questo ho voluto dar corso a questa class action. Personalmente, ripeto, mi sento tradito dalle istituzioni che mi avrebbero dovuto tutelare». Per aderire alla class action si può inviare un’email a classactioncorbetta2019@gmail.com. Cosa ha fatto cambiare interpretazione in Prefettura? Probabilmente la nota del Ministero dell’Interno dell’8 febbraio al Comune di Casale Monferrato sugli «accertamenti in forma postuma degli articoli 80 e 193 del Codice della Strada con l’ausilio di dispositivi automatici attualmente in commercio non omologati». Nota che specifica le stesse prescrizioni ribadite dalla Prefettura il 28 marzo scorso al Comune di Corbetta: multe valide solo se in presenza di una pattuglia o solo se la pattuglia non è in grado di fermare l’automobilista. E lo motiva.