GRAZIANO MASPERI
Cronaca

C’è un Caravaggio a Bernate Ticino, la scoperta del professore della Sorbona: “Quell’angelo ha la sua luce”

Il professore Gérard Maurice-Dugay non ha dubbi: “Rimango stupito dal poco interesse verso questo quadro in Italia”

L'angelo attribuito a Caravaggio nel quadro "La deposizione di Cristo” di Simone Peterzano
L'angelo attribuito a Caravaggio nel quadro "La deposizione di Cristo” di Simone Peterzano

Bernate Ticino (Milano) – C’è la mano di Caravaggio nel dipinto “La deposizione di Cristo” di Simone Peterzano conservato nella chiesa di San Giorgio a Bernate Ticino. Quella più famosa, annessa alla celeberrima Canonica, uno dei monumenti religiosi più importanti del territorio.

Ne è convinto il professore Gérard Maurice-Dugay che si è recato nel piccolo paese sul Naviglio Grande estasiato dall’opera che, forse, ancora in molti non sanno nemmeno che esiste: "Quell’angelo è la luce di Caravaggio". Fu il professor Carmelo Lo Sardo, restauratore e docente al liceo artistico di Magenta ad attribuire, nel 2013, alla mano di Caravaggio proprio quest’angelo.

Tesi sostenuta anche da uno dei più grandi esperti mondiali di arte e, in particolare, studioso di Caravaggio. Gerard Maurice-Dugay, professore emerito alla Sorbona, già insegnante alla Scuola Superiore del Louvre, insignito della Legion d’onore per meriti culturali, vive tra Parigi, l’Italia e le Bahamas. E non ha dubbi sulla presenza del Caravaggio in quel dipinto.

Non ci sono documenti, ma la storia la si può ricostruire. Né prove certe, ma l’esperienza di chi ha visionato quel dipinto e ne ha studiato tutti i particolari da vicino conta. Come l’intuito di chi conosce Caravaggio. "Il dipinto di Peterzano, a detta degli esperti, venne commissionato tra il 1582-84 e realizzato durante gli anni dell’apprendistato di Caravaggio nella sua bottega – racconta Maurice-Dugay – Lo stesso Caravaggio appena 13enne, accompagnato dalla madre, firmò un contratto, di quattro anni, davanti al notaio per la sua formazione. È dunque documentato che il Caravaggio, tra il 1584 e il 1588, si trovava nella bottega di Peterzano".

Nel 1584 Caravaggio era un ragazzo di 13 anni che stava imparando il mestiere mostrando tutto il suo talento. In quel periodo, conferma il professore, partecipò sicuramente alla realizzazione del quadro. "La prima volta che lo vidi – continua – rimasi colpito e dissi subito che, in quel quadro, c’era la luce di Caravaggio. Nessuno può contestare che quell’angelo che illumina il dipinto, appartiene a una mano diversa e di un giovane allievo, come sostiene Carmelo Lo Sardo. Che, a nostro avviso, è appunto quella del Caravaggio".

Di quell’epoca si sa poco. Una volta terminato il contratto di lavoro nella bottega di Peterzano, probabilmente, Caravaggio vi rimase ancora del tempo, come sostenuto da Denis Mahon e Roberto Longhi. Per poi approdare a Roma nel 1592-94 (la data è ancora incerta).

Un Caravaggio, sia pure per una sola parte del dipinto di Peterzano, custodito in un paesino di campagna. "Rimango stupito nel vedere come ci sia così poco interesse per questo quadro in Italia – continua – Eppure resta l’unica testimonianza del giovane Caravaggio. Spero che in un prossimo futuro si riesca a rintracciare qualche documento che sostenga queste nostre teorie".

Per Bernate Ticino - imepegnato con il sindaco Maria Pia Colombo e l’associazione Calavas a valorizzare i beni del territorio - un’opinione che vale oro. Ma fu il Rotary Magenta a volere il restauro del dipinto dieci anni fa, per opera dello stesso professor Lo Sardo.