Fabio Mancini è il quinto sub morto al Moregallo in appena diciotto mesi. Era esperto e preparato

Mandello del Lario, l’ultima vittima è un sessantaduenne del Milanese. Solo una settimana fa ha perso la vita la sportiva Elvira Mangini

In un anno e mezzo sono morti cinque sommozzatori in un fazzoletto di lago di poche migliaia di metri quadrati

In un anno e mezzo sono morti cinque sommozzatori in un fazzoletto di lago di poche migliaia di metri quadrati

Mandello del Lario (Lecco) – Ieri Fabio, domenica scorsa Elvira. Ieri mattina è morto un altro sub che si è immerso negli abissi del lago di Como al Moregallo. Fabio Mancini, ingegnere di 62 anni di Cusago, era un sommozzatore esperto, pluribrevettato, meticoloso nel controllare e ricontrollare l’attrezzatura, che conosceva bene quella zona perché lì aveva affettato decine di immersioni.

Si stava immergendo alle Macchine, il cimitero sommerso di rottami, ma a decine di metri di profondità si è sentito male e ha dovuto pallonare. Quando è tornato a galla in superficie era già privo di sensi: i compagni lo hanno trascinato a riva e hanno allertato i soccorritori. I sanitari di Areu con i volontari della Croce rossa di Valmadrera lo hanno rianimato a lungo, poi lo hanno trasferito d’urgenza in ambulanza ospedale all’Alessandro Manzoni di Lecco, dove però è morto poco dopo il suo ricovero.

Proprio come Elvira Mangini, l’ex veterinaria milanese 65enne morta domenica scorsa, per lo stesso motivo, dopo essersi immersa nella stessa zona. In settimana sempre nella stessa zona ha rischiato di annegare pure un’altra subacquea, una 66enne che fortunatamente è riusciti a salvarsi.

Lì, al Moregallo, nello stesso punto, a gennaio 2023 era morto anche Claudio Muratori, sub di 58 anni di Cambiago, a novembre 2022 Marco Bordoni di Cinisello morto il giorno del suo 54esimo compleanno e solo qualche settimana prima al 41enne di Tavernerio Fabio Livio. In un anno e mezzo sono quindi morti cinque sommozzatori in un fazzoletto di lago di poche migliaia di metri quadrati. Per i sub esperti è solo questione di statistica, per tanti altri però i numeri dicono altro, perché al di sotto dei 40 metri non esiste brevetto ed è come la fascia della morte dell’Everest. Per questo alcuni sub propongono di installare a riva dei cartelli di pericolo e che ricordino le norme da rispettare. "Ne valuteremo l’utilità - risponde il sindaco di Mandello Riccardo Fasoli -. Quanti si immergono a simili profondità tuttavia conoscono il rischio e le procedure, sono preparati e non sarà un cartello a dissuaderli".