L’ultimo saluto al base jumper precipitato: “Cieli blu, Ale Foxtrot”

A San Maurizio Canavese i funerali del pilota di Gallarate morto dopo il salto dal Forcellino con la sua tuta alare. Quattro Piper in formazione hanno sorvolato la chiesa

Abbadia Lariana (Lecco) – A terra il feretro portato a spalla dai colleghi in divisa, in cielo il sorvolo in formazione con quattro Pa 28. Quasi 500 persone ieri hanno salutato per l’ultima volta Alessandro Fiorito, il base jumper di 62 anni di Gallarate che mercoledì mattina, ad Abbadia Lariana, si è schiantato contro una parete delle montagne sul lago di Como per poi precipitare a terra da un’altezza di un centinaio di metri, dopo essersi lanciato dalla cime del Forcellino con la sua tuta alare.

I soccorritori in azione e nel riquadro Alessandro Fiorito
I soccorritori in azione e nel riquadro Alessandro Fiorito

Il funerale è stato celebrato in mattinata nella chiesa di San Maurizio Canavese, in provincia di Torino, paese di origine di Ale Foxtrot, il suo nickname, perché nell’alfabeto aeronautico la lettera “f” con cui iniziava il suo cognome si indica appunto come Foxtrot. Alle esequie hanno preso parte i familiari, gli amici, paracadutisti, jumper, i piloti e i tecnici delle compagnie per le quali aveva volato come comandante, gli addetti ai centri radar di Malpensa e Linate.

"Cieli blu”, è stato il commiato, come si usa per i paracadutisti. Il feretro è stato portato a spalle dai suoi colleghi, mentre altri 4 piloti dell’Aeroclub di Torino ai comandi di altrettanti Piper Pa 28 da turismo hanno ripetutamente sorvolato in formazione la chiesa per rendergli l’estremo inchino dal cielo.

Ale amava volare in tutti i modi: era un pilota veterano e istruttore di Boing, paracadutista esperto con centinaia di salti, base jumper, pilota di tuta alare, tra i primi a praticare pure bungee jumping. Nonostante si cimentasse con discipline estreme era molto prudente, perché per professione era abituato ad analizzare ogni elemento e fattore di rischio e ad seguire continue check list per assicurarsi di non lasciare nulla al caso e poter tornare a casa da suo figlio. Durante l’ultimo lancio, nel momento di dispiegare la vela per atterrare come decine di altre volte, ha però avuto un inconveniente tecnico, forse un’impercettibile esitazione che, nonostante l’esperienza e la preparazione, gli è costata la vita.