DANIELE DE SALVO
Cronaca

Baby Gang, la confessione agli studenti: “Mi vergogno di ciò che ho fatto, ora cambio vita”

Il trapper lecchese, un recente passato tumultuoso, incontra i ragazzi a Pesaro. “Ho un dono, la voce, e uno scopo: aiutare chi ha avuto una vita difficile”

Baby Gang, alias Zaccaria Mouhib, con i 600 ragazzi delle scuole di Pesaro

Baby Gang, alias Zaccaria Mouhib, con i 600 ragazzi delle scuole di Pesaro

LECCO – “Mi vergogno”. A fare pubblica ammenda è il trapper Baby Gang, al secolo Zaccaria Mouhib, 23 anni, marocchino d’origine, lecchese di nascita. I boomer da Sanremo probabilmente nemmeno lo conoscono, se non per le cronache di guerriglia urbana a Milano e delle faide tra rapper. Tra i nativi digitali della Z generation e gli alpha dal 2010 in poi, però, è una celebrità: i suoi video in rete collezionano milioni di visualizzazioni e ora che ha cominciato a esibirsi dal vivo nei palasport incassa il tutto esaurito anche nelle arene reali.

La strada fin da bambino, case famiglia, reati, le sirene della polizia rimaste il suo incubo, arresti a ripetizione, dentro e fuori dal carcere fin da giovanissimo, rapine, condanne, daspo urbani... E poi video con fucili d’assalto, semiautomatiche, droga, fuoriserie lanciate ogni oltre limite. Ma più ne combina o viene accusato di combinarne, più la sua fama cresce e più gli streaming dei suoi brani aumentano e con essi gli incassi. Eppure ora si vergogna del suo passato turbolento, a volte violento. Vuole scrollarselo di dosso. “Mi vergognerei a tornare indietro – confida –. Sbagliavo, mi punivano e rifacevo gli stessi errori. Ora però sono cambiato”.

La confessione, inattesa, davanti a ragazzini poco più piccoli di lui, 600 studenti delle scuole di Pesaro. Con lui, don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayros per ragazzini sbandati e cappellano dell’istituto penale minorile Beccaria di Milano, uno dei pochi che gli ha dato fiducia e lo ha aiutato a credere nel sogno della musica come salvezza quando ancora era nessuno. “La musica mi ha salvato, non la prigione che non mi è servita a nulla – le parole di Baby Gang –. Grazie a chi mi ha aiutato ho scoperto di avere un dono, la mia voce. E voglio condividerla per aiutare chi, come me, ha affrontato una vita difficile. Questo ora è il mio scopo e quando uno ha uno scopo, allora la vita cambia”.

Se a parlare sia il giovanissimo Zaccaria oppure l’artista Baby Gang in cerca di altro clamore è difficile da decifrare. Intanto ha annullato diverse date del suo tour europeo: “Ho bisogno di staccare – racconta –. Devo lavorare prima su me stesso, perché sul palco voglio essere contento”. Contento, una parola che nei suoi testi i e nelle sue interviste non aveva ancora mai pronunciato.