Annalisa Lucifero e la figlia Cora, il papà: finisca questo incubo

Il 19 luglio l’udienza per stabilire se la bambina di 10 anni può restare in Costa Rica o debba essere rimpatriata e tornare col padre come stabilito dalla sentenza di primo grado

Annalisa Lucifero (a sinistra) e sua figlia Cora
Annalisa Lucifero (a sinistra) e sua figlia Cora

Olgiate Molgora (Lecco), 1 luglio 2023 – Tra meno di venti giorni si decide il futuro di Cora. È stata fissata per il 19 luglio l’udienza per decidere se la bambina di 10 anni, che ormai 16 mesi fa è stata trascinata in Costa Rica da mamma Annalisa Lucifero, possa restare con lei, oppure debba essere rimpatriata, per essere restituita a papà Stefano, come già stabilito lo scorso maggio con una sentenza pronunciata al termine del processo di primo grado, a cui tuttavia la madre si è opposta e contro cui ha presentato ricorso in appello.

Controllate in Costa Rica

In attesa di tornare in aula, mamma Annalisa e la piccola Cora sono tenute d’occhio dagli assistenti sociali del paese centroamericano per evitare che la donna scappi di nuovo e porti ancora via la figlia. Sono seguite dagli assistenti sociali del posto anche perché pare non se la passino troppo bene: da un piccolo villaggio dove si erano stabilite inizialmente, sono state obbligate a spostarsi in un sobborgo di San José, la capitale dello stato caraibico, proprio per poter ricevere aiuto e assistenza.

Il racconto della mamma

Ai magistrati mamma Annalisa ha raccontato di essere fuggita dall’Italia e da Olgiate Molgora, dove si era trasferita dopo la separazione dal marito che abita a Somma Lombardo e al quale sono stati già stati affidati gli altri due figli più grandi, perché lui la maltrattava. Gli inquirenti tuttavia non le hanno creduto, semplicemente perché non è vero niente. Anzi, hanno stabilito, come i colleghi italiani, che è lei a non essere adatta al ruolo di genitori.

Papà aspetta Cora

«Speriamo che questo incubo a occhi aperti finisca presto e che Cora possa tornare a casa da noi – auspica papà Stefano –. Non è facile resistere purtroppo. Con il mio avvocato di fiducia che mi segue stiamo affrontando lunghe pratiche burocratiche e sto sostenendo parecchie spese legali per tutte le procedure. Non posso però arrendermi, devo lottare per Cora perché Costa Rica non è il suo posto, il suo posto è qui con noi". Quasi nessuno dei familiari è al momento riuscito a comunicare, né con Annalisa, né con Cora. La mamma ha tagliato i ponti con tutti e ha imposto il silenzio pure a Cora. Ha telefonato qualche volta solo a suo padre, il nonno di Cora. Grazie a lui sono state rintracciare, poiché, sebbene non immediatamente, ha fornito il numero di cellulare della figlia agli investigatori, che così hanno localizzato dove fossero.

La Procura di Lecco: nessuna rogatoria avviata

A contattare i giudici della Costa Rica, per chiedere di rintracciare mamma Annalisa e la piccola Cora e di avviare un procedimento per riportare la bambina in Italia, sono stati i funzionari dell’Ufficio II Affari interistituzionali del Dipartimento per la giustizia minorile del Ministero della Giustizia. Si è rivolto a loro papà Stefano insieme al suo avvocato Cristina Pescatore. Lo prevede la Convenzione dell’Aja del 1980 per la sottrazione internazionale dei minori. Non è stata avviata alcuna rogatoria da parte della Procura della Repubblica di Lecco, contrariamente a quanto scritto in alcuni precedenti articoli. «La Procura della Repubblica di Lecco non ha avviato alcuna procedura di rogatoria internazionale prevista e disciplinata dagli artt. 727 ss. del codice di procedura penale - conferma il procuratore capo di Lecco, Ezio Domenico Basso –. È stata, pertanto, fornita una notizia distorta che attribuisce all’Ufficio da me diretto un’iniziativa processuale formale e precisa che non è stata adottata». D.D.S.