Milano, 8 dicembre 2019 - Che la prima della Scala sia da anni lo specchio della Milano migliore nel mondo non si discute. La «Tosca» andata in scena ieri e trasmessa in mondovisione in tv e nei cinema di mezzo mondo ha però segnato un salto di qualità. Non solo per la bellezza dell’allestimento, coi suoi 19 cambi di scena in un atto e il taglio cinematografico dato dal regista Davide Livermore. E neppure per il ritorno della superstar internazionale Anna Netrebko, soprano di riferimento della nostra epoca. La scelta dell’opera di Giacomo Puccini - che mai aveva aperto la stagione scaligera - rimette Milano e il suo tempio della lirica in sintonia col momento storico attuale.

Un simbolo su tutti: la forza della donna, protagonista assoluta del libretto di Victorien Sardou. Una forza contro i soprusi quotidiani che suona di straordinaria attualità. In una Roma in balia del più forte, Tosca si ribella. E il suo coraggio sconfigge la società paludata, ostaggio degli abusi di potere. Una speranza, nonostante il dramma dell’epilogo, per chi crede in un mondo diverso e migliore. Lo stesso Riccardo Chailly, il direttore musicale cui si deve la scelta di quest’opera per aprire la stagione, cavalca il cambiamento. E porta sul palcoscenico del Piermarini una «Tosca» inedita, con 12 battute in più, ripescate dal progetto originario e tagliate dallo stesso Puccini. Una sfida artistica che sembra rendere omaggio a quel pragmatismo milanese oggi riscoperto come vocazione a innovare.

Dietro la magia cinematografica di questa prima, il manifesto di una città in continua evoluzione, che si appresta a inaugurare il terzo, modernissimo grattacielo di City Life, a trasformare i sette ex scali ferroviari nel più grande cantiere d’Europa, che pensa alle Olimpiadi del 2026 come un’ulteriore occasione di sviluppo. E che è capace di ripensare continuamente se stessa, cercando di non restare avvitata - come succede ad altre città - sui soliti problemi. Una lezione anche per la politica, paralizzata dai veti incrociati, dalla spartizione delle poltrone e dalla tutela di interessi di parte. Ieri sera, sul Palco Reale della Scala, anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, accolto da quattro minuti di applausi e di nuovo atteso a Milano tra quattro giorni per le celebrazioni dei cinquant’anni di Piazza Fontana. Mattarella sarà il primo presidente della Repubblica, dal 1954 ad oggi, a varcare la soglia di Palazzo Marino. A conferma della solennità dell’appuntamento e del valore di quest’anniversario, legato a uno dei momenti più tragici della storia di Milano. Dopo i fasti della Scala, l’ora della memoria e del ricordo. L’altra faccia di Milano, portavoce di una nuova coscienza collettiva. sandro.neri@ilgiorno.net