Milano, 24 gennaio 2021 - Da oggi la Lombardia è di nuovo zona arancione, per effetto dell’ordinanza firmata dal ministro della Salute. Il cambio di colore - fino a ieri era rossa - oltre che sanare una palese ingiustizia, conferma ancora una volta l’inadeguatezza dei criteri seguiti dalle autorità sanitarie per determinare i gradi di rischio dei singoli territori. Il livello delle polemiche fra i vertici di Regione Lombardia e il governo Conte si è alzato di molto ed è tornato il rimpallo delle responsabilità. Proprio a causa dei dati, contestati, che avrebbero portato una settimana fa la Lombardia in zona rossa. A fare le spese di questa situazione le imprese e i cittadini, costretti a un prolungato fermo di molte attività e a una mobilità ridotta.

Molte categorie, penalizzate dalle chiusure degli ultimi sette giorni, hanno fatto sapere che ricorreranno in tutte le sedi per far valere le proprie ragioni. Si pensi soltanto ai danni subiti dai negozi di abbigliamento, costretti a chiudere proprio all’avvio dei saldi invernali. Sembra alquanto bizzarro che il futuro di migliaia di aziende debba dipendere da indicatori fissati a livello nazionale e sulla base di congetture tutte da dimostrare sul piano medico-scientifico. Già in passato la Regione Lombardia aveva dimostrato l’iniquità di alcune classificazioni ancorate a dati vecchi, che non tenevano conto della repentina risposta che le strutture sanitarie riuscivano a dare di fronte all’aumento di contagi e ricoveri. Si spera che questa variazione dell’algoritmo decisa dall’Istituto Superiore di Sanità non sia un fatto episodico. Ma che ispiri anche le future decisioni che verranno prese per fronteggiare l’emergenza pandemica senza continuare a danneggiare le attività economiche e la mobilità delle persone.

Il governo ha molte cose da farsi perdonare dallo scoppio della pandemia: dal ritardo nell’arrivo delle mascherine all’impossibilità iniziale di effettuare tamponi, fino a quello che sta emergendo in modo sempre più chiaro in termini di responsabilità per il mancato aggiornamento del piano pandemico, fermo al 2006. L’andamento della curva del virus continua a non essere rassicurante, anche perché la strategia di contrasto continua a mostrare tutti i suoi limiti. Alcuni virologi auspicano addirittura un mese di lockdown totale senza rendersi conto che una misura del genere ucciderebbe tantissime attività produttive e commerciali, determinando un’esplosione della disoccupazione. Ancora una volta si naviga a vista. L’emergenza Covid non venga usata per occultare le responsabilità della politica e di un governo sempre più lacerato dalle tensioni interne.