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20 giu 2022

Petrolio, la Russia aggira le sanzioni e diventa primo fornitore della Cina, +55%

Scalzata l'Arabia Saudita grazie ai prezzi scontatissimi che spingono l'export. E il prezzo del greggio sui mercati, dopo la discesa, oggi torna a salire

20 giu 2022

Pechino - A maggio, la Russia scalza l’Arabia Saudita e diventa il principale fornitore di petrolio della Cina a dispetto delle sanzioni di Usa e alleati a carico di Mosca per l’aggressione dell’Ucraina. Le raffinerie di Pechino stanno ricevendo infatti in questi giorni le forniture petrolifere russe con un forte sconto sui prezzi, spingendo l’import del Paese del 55% annuo a maggio. Gli acquisti di petrolio russo, comprese le forniture attraverso l’oleodotto della Siberia orientale, del Pacifico e le spedizioni marittime, hanno totalizzato quasi 8,42 milioni di tonnellate, secondo i dati diffusi oggi dall’Amministrazione generale delle Dogane cinesi. 

Lo riporta il quotidiano tedesco Handelsblatt che, citando funzionari di Pechino, parla di quasi due milioni di barili al giorno, oltre la metà in più rispetto a un anno fa e circa un quarto in piu‘ rispetto ad aprile. Dopo 19 mesi, la Russia dunque ha nuovamente spodestato l‘Arabia Saudita dal ruolo di principale fornitore di petrolio della Cina. Le compagnie cinesi, come Sinopec, hanno beneficiato di forti riduzioni dei prezzi dopo che le societa‘ occidentali si sono ritirate dal mercato russo a causa delle sanzioni imposte per la guerra in Ucraina.

 A maggio l‘Arabia Saudita aveva consegnato alla Cina 7,82 milioni di tonnellate o 1,84 milioni di barili di petrolio, il 9% in piu‘ rispetto all‘anno precedente. Si tratta di un calo di circa il 15% rispetto ai 2,17 milioni di barili al giorno di aprile. Immediate le conseguenze sui mercati, con le quotazioni del petrolio in risalita dopo i netti cali dei giorni scorsi: meno forte l’incremento del greggio Wti passa di mano a 109,6 dollari a fronte dei 108,9 di venerdì dopo la chiusura di Wall street, più sensibile il rialzo del Brent che passa di mano a 113,98 dollari al barile con un aumento dello 0,72%.

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