Lavoro
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Milano, 20 febbraio 2021 - Digitalizzazione, ampliamento degli organici e performance che vincono sul cartellino. Sono questi i trend del mercato del lavoro per il 2021 che emergono da un’indagine di InfoJobs, la prima piattaforma in Italia per la ricerca di lavoro online, su un campione rappresentativo di 144 aziende sul territorio nazionale. Il mercato del lavoro rallenta ma non si ferma: dalla Lombardia al sud le aziende intervistate hanno ben chiaro quello che vogliono e quello che faranno nei prossimi mesi per ripartire.

Il primo dato che emerge dall’indagine riguarda le assunzioni: il 47% delle aziende è ottimista e prevede un incremento, seppure debole; il 25,7% annuncia un aumento consistente, dovuto al fatto che il business in cui opera non si è mai fermato oppure è in ripresa. Solo il 12,5% prevede nuove assunzioni per la sostituzione di personale che ha dato le dimissioni mentre il 9,7% non intende assumere. Chi assume punterà sulla qualità delle risorse (37,2%), mentre il 31% non cambierà le modalità di selezione dei candidati rispetto al passato. Il momento di incertezza che stiamo vivendo ha spinto le aziende a preferire incarichi più flessibili. "Ci aspettiamo un inizio d’anno atipico dal punto di vista del lavoro, dovuto all’incertezza ancora persistente degli effetti della pandemia e degli sviluppi legislativi – dichiara Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs –. In questo scenario mutevole, rileviamo dalle aziende un solido atteggiamento di determinazione e propensione alla continuità del business, che premierà ancora e sempre più la tecnologia, quale partner irrinunciabile del lavoro, e la formazione, sulla quale molti sono disposti a investire in modo incrementale".

Quali saranno i trend del 2021 per migliorare il business? Quasi all’unanimità (74,4%) le aziende sono pronte a investire sulla formazione e sullo sviluppo delle risorse interne per trattenere i talenti già in organico. Fondamentale per il 34,5% delle aziende sarà la digitalizzazione al servizio delle persone: il digitale è essenziale non solo per chi lavora in smart working ma anche come strumento per ottimizzare tempi e processi di tutte le aree e funzioni aziendali. Attenzione agli obiettivi più che al cartellino, perché un anno di smart working di massa ha fatto capire che controllo e presenza non sono un valore di riferimento. E infine employer branding, cioè far sentire i dipendenti parte del gruppo, soprattutto per ribadire che la distanza del lavoro agile non è un ostacolo al senso della squadra. "L’ultimo anno ci ha cambiato profondamente come esseri umani, il mondo del lavoro recepisce e ripropone questo senso di urgenza di mettere al centro ciò che conta davvero – conclude Saini –. Ecco perché il purpose aziendale, il senso e il valore profondo che guidano il business, diventano centrali per gli Human Resources per creare quella cultura d’impresa che non solo fa la differenza per i dipendenti, ma sempre più anche nel business vero e proprio".