Assegno unico universale: da oggi, sabato 1 gennaio, si può fare richiesta del contributo per le famiglie con figli che sostituirà una serie di detrazioni, unendole in un unico bonus. Ecco una guida alla compilazione della domanda.

  1. Chi può fare domanda
  2. Primi contributi
  3. Importo
  4. Come richiederlo
  5. Come viene corrisposto
  6. Ritardo minimo
  7. Ritardo oltre il 30 giugno
  8. Isee
  9. Bonus che scompaiono

Chi può fare domanda

L'assegno unico universale è riservato ai lavoratori dipendenti che finora hanno usufruito delle detrazioni, agli autonomi - questa la novità più importante - ai pensionati e ai disoccupati. Possono richiederlo tutti i cittadini italiani o europei o con permesso di soggiorno, residenti in Italia da almeno due anni e che nel nostro Paese pagano le tasse.

Quando arriveranno i primi contributi

Chi farà domanda in questi giorni, in caso la sua richiesta venga accettata, riceverà i primi contributi a marzo. Le famiglie interessate vedranno riconoscersi un beneficio per ogni figlio a carico dal settimo mese di gravidanza fino a 21 anni e senza limiti di età per i figli disabili.

A quanto ammonta

Assegno unico universale

L'importo varia da 175 a 50 euro al mese a seconda della condizione economica della famiglia calcolata in base dell'Isee, tenuto conto dell'età e del numero dei bambini o ragazzi presenti nel nucleo e di eventuali situazioni di disabilità.

Come fare richiesta

La domanda può essere presentata da uno dei due genitori, a prescindere dalla convivenza con il figlio, direttamente sul sito Inps tramite Spid, carta di identità elettronica o carta dei servizi, chiamando il contact center o attraverso i patronati. Dopo i 18 anni, la domanda può essere inoltrata anche direttamente dai figli che possono chiedere il bonus diretto della quota di 
assegno loro spettante, compresa tra i 25 e gli 85 euro al mese.

Quanto dura e come viene corrisposto

Il beneficio ha durata annuale, da marzo a febbraio dell'anno successivo. Per le domande presentate all'Inps a gennaio e febbraio, l'assegno sarà corrisposto a partire da marzo, con pagamenti effettuati dal 15 al 21 del mese.

Cosa succede in caso di domanda presentata in ritardo

In caso di ritardo contenuto, ovvero per le domande che saranno presentate fino al 30 giugno 2022, l'assegno unico arriverà con tutti gli arretrati a partire da marzo. Per le famiglie che, al momento della domanda, saranno in possesso di Isee in corso di validità, l'assegno verrà corrisposto con importi maggiorati e calcolati in base alla fascia economica. Le stesse maggiorazioni saranno riconosciute, retroattivamente, anche a coloro che al momento della domanda non siano in possesso dell'indicatore, ma che presentino l'Isee entro il 30 giugno.

Cosa succede in caso di domanda presentata dopo il 30 giugno 2022

Perderà il vantaggio invece chi tarderà ulteriormente. Per le richieste presentate dal primo luglio in poi, infatti, l'assegno partirà dal mese successivo a quello di presentazione e sarà determinato sulla base dell'Isee valido al momento della domanda.

Il "peso" dell'Isee

L'Isee è importante per calcolare il peso del beneficio. L'assegno massimo andrà a chi ha un indicatore economico inferiore a 15.000 euro, quello minimo a chi si trova sopra la soglia dei 40.000 euro. Per ottenerlo, è possibile recarsi ai un Caf o richiederlo online sul sito internet dell'Inps (sempre tramite Spid, carta di identità elettronica o carta nazionale dei servizi), scegliendo la modalità ordinaria o precompilata. Non si tratta però di una condizione strettamente necessaria per ottenere il sostegno. L'importo minimo di 50 euro al mese sarà erogato infatti anche alle famiglie che non lo presenteranno.

Le detrazioni che scompariranno

Con l'entrata in vigore dell'assegno unico, scompariranno da marzo quasi tutti i sostegni a favore della natalità, detrazioni comprese, ad eccezione del bonus per gli asili nido. Ad essere abrogati saranno il premio alla nascita o all'adozione (il bonus "mamma domani"); l'assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori; gli assegni familiari ai nuclei familiari con figli e orfani; l'assegno di natalità (il cosiddetto "bonus bebè") e, appunto, le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni.