La funivia del Mottarone precipitata
La funivia del Mottarone precipitata

I carabinieri starebbero effettuando in queste ore un sopralluogo alla Leitner spa, la società con sede a Vipiteno che la funivia Stresa-Mottarone l'aveva costruita e per contratto ne aveva in carico la manutenzione. Gli inquirenti hanno acquisito documenti utili a chiarire la dinamica dell'incidente che ha provocato la morte di 14 persone con il piccolo Eitan unico sopravvissuto. Non è escluso che la lista degli indagati si possa allungare. Per ora la Procura di Verbania per ora ha iscritto nel registro degli indagati tre persone: Luigi Nerini, 56enne di Baveno (Verbania) proprietario della Ferrovie del Mottarone, il direttore dell'esercizio Enrico Perocchio, residente nel Torinese e dipendente della Leitner, e il capo servizio Gabriele Tadini, l'unico dei tre che dopo la scarcerazione si trova ai domiciliari nella sua casa di Borgomanero. Le ipotesi di reato a loro carico sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni gravissime e "rimozione od omissione dolosa di cautele" previsto dell'articolo 437 del codice penale che punisce chi "omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia". Ipotesi aggravata "se dal fatto deriva un disastro". Per questa accusa la condanna può arrivare fino a 10 anni come ha spiegato più volte il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi, a capo dell'inchiesta sulla cabina precipitata.

L'azienda 

"Questa mattina abbiamo messo a disposizione degli inquirenti tutta la documentazione in nostro possesso relativa all'impianto Stresa-Mottarone realizzato nel 1970 da Piemonte Funivie. Sin dal primo giorno la nostra società ha dimostrato la più ampia disponibilità a collaborare con la magistratura nelle indagini, con la ferma consapevolezza di aver svolto ogni controllo e aver eseguito tutte le attività di manutenzione, come previsto dalle norme contrattuali e dalla legge", conclude una nota dell'azienda

Causa o effetto?

La manomissione è fatto acclarato dall'utilizzo dei cosidetti "forchettoni" che hanno messo fuori uso l'impianto frenante. La circostanza è stata ammessa dallo stesso Tadini nell'interogatorio davanti al Gip. L'altro punto su cui ruota l'intera inchiesta riguarda la rottura della fune, "la causa madre" come l'aveva definita l'avvocato Marcello Perillo (difensore dello stesso Tadini) o l'innesco della tragedia come l'hanno definita altri. In sostanza si tratta di capire perché la fune si sia rotta: se a causa dei continui e mai risolti malfunzionamenti dell'impianto frenante, che poi avrebbero portato alla "scellerata" decisione di bypassare il problema inserendo i forchettoni per evitare che la funivia si fermasse di continuo. Oppure si tratterebbe di altro? Lo scopo del sopralluogo dei carabinieri alla Leitner  è proprio questo perché l'azienda altoatesina quella funivia l'aveva costruita e ne curava la manutenzione.      

Parte civile

"La manomissione degli impianti di sicurezza che ha portato alla tragica morte di 14 persone -  ha dichiarato nei giorni scorsi Anton Seeber, presidente di Leitner SpA - è un atto gravissimo. L'utilizzo dei cosiddetti forchettoni è espressamente vietato con persone a bordo. Per tutelare l'immagine dell'azienda, dei suoi collaboratori e di tutto il settore abbiamo deciso che ci costituiremo parte civile. Eventuali risarcimenti verranno devoluti alle famiglie delle vittime". Sull'impianto di Stresa-Mottarone "l'attenzione alla sicurezza e la cura della manutenzione da parte di Leitner trovano conferma nell'ampia documentazione in nostro possesso", hanno spiegato i vertici dell'azienda altoatesina che aveva sottolineato di aver "sempre risposto con tempestività a ogni richiesta di intervento da parte del gestore". L'ultimo venne effettuato il 30 aprile 2021 con comunicazione degli esiti datata 3 maggio 2021 nella quale l'azienda aveva certificato "controlli ai freni vettura, con verifiche di funzionalità, senza riscontrare problemi e procedendo alla ricarica degli accumulatori delle centraline idrauliche che azionano i freni sulla fune portante. Da quel giorno a Leitner non sono arrivate altre richieste d'intervento e segnalazioni in merito a malfunzionamenti dell'impianto frenante".