STEFANIA TOTARO
Cronaca

Monza, truffa delle riviste delle forze dell'ordine: il processo finisce in nulla di fatto

La banda aveva raggirato l’anziano parroco di Bosisio Parini ma è stata assolta dall'accusa di estorsione. Per quella di truffa è intervenuta la prescrizione

Il tribunale di Monza dove si è tenuto il processo

Il tribunale di Monza dove si è tenuto il processo

Monza, 2 Luglio 2024 – "Pagavo perché erano arrivati a dirmi che mandavano i carabinieri ad arrestarmi e temevo per il riflesso sul buon nome della parrocchia, per cosa avrebbero detto i parrocchiani se finivo in manette per un debito". Una motivazione, non proprio dettata dalla paura per la forza intimidatoria delle richieste di denaro, che è valsa l'assoluzione dall'accusa di estorsione a tre uomini e una donna imputati in un processo al Tribunale di Monza per avere raggirato con la truffa delle riviste delle forze dell'ordine don Giuseppe Farioli, parroco 80enne di Bosisio Parini, che nel 2016 ha pagato di tasca sua circa 12mila euro per presunti arretrati da saldare per un vecchio abbonamento ad una rivista delle forze dell'ordine. Per l'accusa di truffa gli imputati (alcuni con molti precedenti penali per vicende analoghe) se la sono cavata con la pronuncia di prescrizione perché i fatti contestati sono ormai datati.

Per l'accusa di estorsione la stessa pubblica accusa aveva chiesto l'assoluzione. Il parroco non si era costituito parte civile al processo, che si è tenuto a Monza perché la banda di truffatori aveva gli uffici tra Brugherio e Cologno Monzese e perché i pagamenti finivano su conti correnti del territorio della provincia monzese. Ma aveva testimoniato in aula sull'ennesimo raggiro come tanti già arrivati alla sbarra davanti ai giudici monzesi, alcuni anche nei confronti di parroci di mezza Italia settentrionale, da parte di diverse bande che telefonavano alle vittime prospettando il recupero di un credito, a volte spacciandosi per avvocati, o cancellieri di tribunale oppure società specializzate in insoluti. E che spesso passavano anche dalle richieste alle minacce. Come è successo anche a don Giuseppe, che alla fine, stanco di pagare, si era confidato con il direttore della banca e convinto a presentare denuncia ai carabinieri.