La cabina precipitata
La cabina precipitata

Verbania, 22 luglio 2021 - A due mesi dalla tragedia della funivia del Mottarone, nella quale hanno perso la vita 14 persone, si è aperta oggi a Verbania, nella sede della Provincia, l'udienza per l'incidente probatorio su quanto accaduto il 23 maggio scorso alla cabina 3. Presenti, oltre alla Procura, i legali dei 14 indagati e gli avvocati delle parti lese.Tra gli indagati in aula anche Gabriele Tadini, il caposervizio attualmente agli arresti domiciliari, e Enrico Perocchio, direttore d'esercizio. I loro difensori, insieme a quelli di Luigi Nerini, gestore dell'impianto, hanno chiesto di estendere l'incidente probatorio anche a un dipendente della società che gestiva l'impianto, all'azienda produttrice della fune trainante che si è spezzata, alla proprietà della funivia e alle ditte incaricate della manutenzione i cui vertici risultano già indagati. Le parti lese, a loro volta, hanno chiesto l'estensione della richiesta di incidente probatorio anche all'Ustif, l'ufficio territoriale del ministero dei Trasporti. Richieste che il gip Elena Ceriotti ha rigettato, accogliendo così il parere della Procura.

Il gip Ceriotti ha conferito l'incarico ai periti informatici per l'esame dei supporti tecnici, tra cui la cosiddetta scatola nera: l'inizio delle operazioni di analisi è stato fissato per il 30 agosto e i periti dovranno illustrare in aula l'esito delle verifiche il 16 dicembre. All'inizio del prossimo mese, il 3, invece saranno al lavoro i periti cui è stato dato incarico dal gip di accertare, attraverso sopralluogo, le cause della precipitazione della cabina. 

Uscendo dalla sede dell'incidente probatorio l'ingegner Enrico Perocchio, direttore di esercizio della funivia del Mottarone, ha rievocato con i cronisti i momenti in cui ha avuto notizia del tragico incidente. "Ho ripercorso tutto più volte. Sono convinto di avere fatto tutto per il meglio, ma devo farmi forza, perché quello che è successo mi dispiace tantissimo. Mia moglie mi ha visto sbiancare quando è arrivata quella telefonata. Da allora la mia vita è cambiata". In ogni caso Perocchio afferma di avere "la coscienza pulita. Non ho rimorsi: penso di avere fatto tutto bene, ribadisco, che non ero a conoscenza dell'uso dei forchettoni però rispettiamo il lavoro degli inquirenti". 

"Tutto procede come deve procedere, un altro passo importante è stato fatto, andiamo avanti", ha invece detto il procuratore Olimpia Bossi, al termine dell'udienza. Quanto al quesito posto dal gip Elena Ceriotti ai periti, il procuratore ha spiegato: "E' molto articolato però al tempo stesso molto ampio, si chiede di accertare tutto quello che può aver contribuito a causare l'evento con un'attenzione però molto dettagliata allo stato dell'impianto, alle sue caratteristiche, a tutti gli interventi di manutenzione". "Verrà esaminato ogni componente dell'impianto per capire cosa può aver determinato la rottura, strappo o sfilamento della fine".