Dai tessuti alle etichette. Così replicavano le griffe nella fabbrica dei falsi

Chiusa la maxi inchiesta con la formalizzazione delle accuse a 26 indagati. Per sette ipotizzata l’associazione a delinquere: ognuno aveva ruoli precisi.

Un sistema organizzato per realizzare e immettere sul mercato un numero incalcolabile di contraffazioni di capi e accessori di abbigliamento, procurandosi tessuti originali, provenienti da un mercato parallelo illegale, o contraffatti già all’origine, a cui venivano applicate etichette false o difformi. In questo modo, venivano realizzati abiti e accessori di moda che riproducevano in maniera fedele quelli originali, per essere messi in vendita.

L’indagine, condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Como e coordinata dalla Procura di Milano, si è ora conclusa, con la formalizzazione delle accuse a 26 indagati, 15 dei quali residenti nel Comasco, e una società canturina. Per sette di loro viene ipotizzata l’associazione a delinquere finalizzata alle contraffazioni, ritenendo che ognuno di loro avesse dei ruoli precisi, ricostruiti a partire dal 2021.

I quattro promotori e organizzatori sono ritenuti i fratelli canturini Marzio e Lorena Cappelletti, 58 e 53 anni, assieme ad Alessandro Daniele Saudella, 61 anni di Bovisio Masciago, e Isabella Della Porta, 57 anni di Albizzate. Si sarebbero fatti carico di approvvigionare il materiale contraffatto, reperito in particolare da Saudella accompagnato dalla Della Porta, per affidarlo a Marzio Cappelletti che, assieme alla sorella Lorena, ne avrebbe curato la lavorazione all’interno della ditta di cui i due sono soci, la 2C con sede legale a Cantù, dove i prodotti venivano anche etichettati e finiti.

Fausto Briccola, 63 anni di Guanzate, avrebbe invece provveduto a fornire tessuti soprattutto di marca Louis Vuitton, per consegnarli a Saudella: tredici rotoli erano stati trovati nella sua abitazione.

Di aver preso parte all’associazione a delinquere sono accusati anche Davide Zorzi, 56 anni di Tradate, e Marina Primi, 55 anni di Busto Arsizio. Il primo avrebbe avuto un ruolo di fornitore di tessuti, prodotti ed etichette di diversi brand di alta moda, tra cui Chanel, Burberry, Gucci, D&G, prelevando gli originali da una ditta concessionaria per consentire così ai Cappelletti di realizzare quelli contraffatti.

Stesso ruolo avrebbe rivestito la Primi, che avrebbe anche provveduto alla vendita dei capi falsi.