Casinò di Campione
Casinò di Campione

Campione d’Italia, 21 aprile - Il casinò di Campione d’Italia, sarebbe pronto a ripartire a settembre di quest’anno, con 170 dipendenti e una razionalizzazione dei costi. Ma anche con una forte riduzione dei versamenti al Comune. Alla scadenza del termine concesso dal Tribunale Fallimentare, la Società di gestione ha presentato il suo piano di risanamento, che contiene tempi e numeri ben definiti, ritenuti applicabili alla situazione attuale e soprattutto sostenibili. Innanzitutto , diversamente dall’indirizzo ventilato nei mesi scorsi, è stato escluso il ricorso a finanziatori esterni, quelle possibili società private, rispetto alle quali la Guardia di finanza, su delega della Procura di Como, aveva evidenziato una serie di criticità, oltre alla difficoltà di aggirare uno statuto e una legislazione che in Italia consente il gioco d’azzardo solo se gestito da enti pubblici, con proventi destinati esclusivamente agli stessi enti pubblici.

La principale fonte di reddito e di risanamento, viene quindi indicata nella stessa attività della casa da gioco, e dai proventi che, nonostante i mesi di stop forzato, sarebbe in grado di garantire il nuovo giro di clientela, sufficiente a eliminare, nell’arco dei prossimi cinque anni, il passivo di bilancio: nel 2018, all’epoca della prima procedura fallimentare, era stato quantificato in 130 milioni di euro, ma al momento non è ancora noto quale cifra sarà coperta dal piano di ristrutturazione. Sono inoltre state tagliate alcune spese e mansioni gestite internamente, come il servizio ristorazione, che sarebbe assegnato esternamente a costi fissi e preventivabili. Infine, altro punto importante, è il ridimensionamento delle quote versate annualmente al Comune: la procedura fallimentare avviata con l’indagine del 2017, era partita esattamente dai ritardi nel far fronte a queste spettanze. Con queste premesse, è stato presentato un piano che dovrebbe iniziare a settembre 2021 con la riapertura della casa da gioco, e compiersi entro il 2026, con ulteriori cento assunzioni, che porterebbero a 270 dipendenti un organico che era invece di 500.

Grande fiducia, quindi, nella possibilità del casinò di attirare nuovamente clientela, produrre utili sufficienti a ripianare i debiti e far quadrare i conti futuri. Forte anche di quella posizione geografica non solo al di fuori dei confini nazionali, ma inserita in una manciata di chilometri quadrati, in cui si concentra la maggior parte dei casinò di Italia e Svizzera.