Braccio di ferro sui nidi a Como, corteo di mamme e personale. Il sindaco: "Voi avete diritto di scioperare, io quello di legiferare"

La protesta contro la chiusura torna in città e a Palazzo Cernezzi

Braccio di ferro sugli asili comunali. Il corteo di mamme e personale sfila nelle vie del capoluogo

Braccio di ferro sugli asili comunali. Il corteo di mamme e personale sfila nelle vie del capoluogo

Como – Un corteo di un centinaio di persone, tra mamme, personale degli asili e sindacati, ha sfilato ieri mattina in centro a Como, per protestare contro la chiusura delle scuole materne decisa dal sindaco Rapinese. Si tratta dell’ultima puntata di una protesta iniziata mesi fa, all’indomani dell’annuncio di chiudere subito il Magnolia di via Passeri, e il Coccinella di via Bellinzona a Monte Olimpino, il prossimo anno. La manifestazione, arricchita da slogan con evocazioni funebri sulla morte degli asili, è partita alle 9.30 da via Passeri , ha percorso il lungolago ed è arrivata davanti a Palazzo Cernezzi, in via Vittorio Emanuele, all’interno del cortile, dove sono stati posizionati i cartelli dei manifestanti.

Che nel frattempo, hanno raccolto la solidarietà di diversi esponenti politici locali: "Siamo molto vicini alle famiglie, così come ai tanti lavoratori e alle tante lavoratrici che, insieme a Cgil, Cisl e Uil sono scesi in strada per protestare contro una gestione del territorio fredda e calcolatrice ad opera del sindaco e della sua giunta, che trattano le persone come freddi numeri, senza preoccuparsi degli aspetti umani e delle conseguenze delle proprie azioni" è stato il commento di Daniele Valsecchi, segretario cittadino del Pd, e della consigliera Patrizia Lissi, che aggiungono: "Ancora più grave, se possibile, è la mancanza di ascolto e di dialogo da parte del sindaco e del vicesindaco". Il primo cittadino, da parte sua, ha risposto con un videocommento postato su Facebook: "Così come voi avete diritto di scioperare io ho il diritto di legiferare sui nidi in città. La rivoluzione dei nidi di Rapinese oltre a consentire di offrire più posti ai comaschi non lede i diritti di nessun lavoratore", ha detto.