Blitz antispaccio, su un’auto l’armeria

Brescia, è accusato dell’omicidio premeditato dell’uomo che gli aveva prestato dei soldi

Blitz antispaccio, su un’auto l’armeria

Blitz antispaccio, su un’auto l’armeria

COLOGNE (Brescia)

Sarà processato dai giudici della seconda sezione della Corte d’assise dal 16 gennaio prossimo Davide Cristiano Mossali, il meccanico di Palazzolo accusato dell’omicidio premeditato e della distruzione di cadavere di Nexhat Rama, 40enne kosovaro trovato carbonizzato nella Range Rover data alle fiamme tra le vigne di Cologne. Era il 29 agosto 2022. Ieri Mossali, 54 anni, è stato rinviato a giudizio dal gup, Angela Corvi. Contro di lui, che si è sempre professato innocente, si sono costituiti parte civile i quattro fratelli, le due sorelle e i genitori della vittima. L’avvocato della difesa, Stefano Forzani, aveva chiesto di affrontare il processo con il rito abbreviato, ma l’istanza è stata rigettata: l’omicidio aggravato è punibile con l’ergastolo, è dunque di esclusiva competenza dell’Assise, ma la mossa, qualora la Corte al termine del dibattimento non riconosca le aggravanti contestate, potrebbe offrire al difensore la possibilità di chiedere ai giudici lo sconto di un terzo della pena di cui avrebbe goduto il suo assistito se fosse stato giudicato con rito alternativo. Era fine agosto 2022, si diceva.

Il Suv dato alle fiamme tra i campi con nel baule Rama ucciso con un colpo di pistola sembrava il giallo dell’estate. Dopo tre giorni di indagini, il pm Claudia Passalacqua e i carabinieri però chiusero il caso, infilando le manette al meccanico. Incensurato, Mossali stando all’accusa avrebbe ammazzato il kosovaro, plurindagato, per un debito di 20-30mila euro. La vittima avrebbe prestato denaro all’imputato, in difficoltà e con cui era stato in affari, e poi avrebbe preso ad assillarlo per rientrare. Chiuso in un cappio sempre più stretto, il meccanico avrebbe dunque pianificato di eliminarlo. Con la scusa di pagargli il dovuto lo avrebbe attirato nella sua officina di San Pancrazio, ucciso con un’arma da fuoco clandestina (mai trovata). Quindi lo avrebbe rinchiuso nel baule della Range Rover con cui Rama si era recato all’appuntamento, l’auto del fratello, si sarebbe messo al volante del Suv diretto ai vigneti e avrebbe appiccato il rogo con la benzina. Infine si sarebbe inventato un alibi ("Io ero a pranzo con la famiglia"), ma moglie e figlio involontariamente durante gli interrogatori lo hanno smentito, rivelando non fosse con loro. Beatrice Raspa