PAOLA PIOPPI
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Cronaca

Beregazzo, impiego di manodopera tra Italia e Romania: imprenditore assolto due anni dopo il sequestro dei beni

Una vicenda fiscale complessa, per stessa ammissione del giudice che ha prosciolto da ogni accusa il 39enne residente a Sesto San Giovanni, nel Milanese, legale rappresentante di un’impresa edile a Cologno Monzese

La Guardia di Finanza in azione

La Guardia di Finanza in azione

Beregazzo con Figliaro, 23 luglio 2024 - Una vicenda fiscale complessa, per stessa ammissione del giudice che si è trovato a dover emettere una sentenza, iniziata a febbraio 2022 con un sequestro preventivo da 2 milioni e 700mila euro, e conclusa con il proscioglimento da ogni accusa di Alexandru Hojda, imprenditore di 39 anni residente a Sesto San Giovanni, nel Milanese, legale rappresentante della Edilalex, impresa edile con sede a Cologno Monzese.

L’indagine a suo carico, condotta dalla Guardia di finanza di Olgiate Comasco, era iniziata in seguito a un controllo in un cantiere edile di Beregazzo con Figliaro, per verificare la corretta contrattualizzazione dei lavoratori, una cinquantina di operai che avevano lavorato alle sue dipendenze, dal 2015 al 2021.

La criticità sollevata dalla Gdf, nasceva dall’inquadramento come lavoratori subordinati, e temporaneamente distaccati da una azienda di diritto rumeno: l’imprenditore aveva agito in osservanza di una specifica legge del 2016, che consente alle imprese con sede legale nei Paesi Europei, di spostare temporaneamente i propri lavoratori dipendenti a favore di altre imprese, sempre all’interno dell’Ue.

Davanti al Gup di Monza, Hojda, difeso dall’avvocato Elena Scarabelli, è dunque arrivato con le accuse di truffa ai danni dell’amministrazione e all’Inps. Ma all’esito della produzione documentale e societaria, il giudice ha ritenuto che “gli elementi portati dalla difesa, sono tali da neutralizzare quelli dell’accusa”, e che Hojda ha utilizzato “gli spazi offerti dalla normativa comunitaria, per poter utilizzare in Italia manodopera a un costo di fatto inferiore a quello che avrebbe sostenuto in Italia”. E infine, “che l’imputato abbia agito ritenendo di essere nella legalità, si ricava anche dal suo comportamento collaborativo successivo, fornendo agli investigatori tutta la documentazione richiesta”.