MILLA PRANDELLI
Cronaca

Val Camonica, tornano gli uri: che sorpresa il calco del masso misteriosamente scomparso

Nel volume ‘Sulla Pietra Antica’ presentato a Ceto le incisioni più antiche, tra cui i tori di Mezzarro

Gli uri sono grandi tori dalle corna lunghissime scoperti negli anni Ottanta in un’incisione a Mezzarro di Breno poi sparita

Gli uri sono grandi tori dalle corna lunghissime scoperti negli anni Ottanta in un’incisione a Mezzarro di Breno poi sparita

Ceto (Brescia), 30 agosato 2025 – In Val Camonica sono tornati a fare bella mostra di loro stessi i due uri scomparsi. O almeno, è tornata la diretta testimonianza della loro esistenza: un calco fatto al momento del ritrovamento, prima che fossero trafugati.

L’occasione ieri sera alla presentazione, nel Museo della Riserva delle Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo, del volume “Sulla Pietra Antica“, parte della collana Le Rose Camune, dedicato alle incisioni più antiche della Val Camonica: alcune di quelle che campeggiano sulla Collina Sacra di Luine a Darfo Boario Terme e per l’appunto i due uri di Mezzarro di Breno segnalati negli anni Ottanta e poi misteriosamente scomparsi.

A raccontare degli Uri è stato Ausilio Priuli, l’archeologo che ha dialogato con Virgilio Patarini, direttore dell’ente di gestione del Parco di Luine per conto di Zamenhof Art. “Della scoperta di queste figure di animali databili tra la fine del Paleolitico e il Mesolitico avevano già scritto Dario Sigari e Angelo Fossati su una rivista specializzata, ma la notizia era passata pressoché inosservata – spiega Virgilio Patarini –. Allo stesso modo la scomparsa del masso di Mezzarro su cui campeggiavano due figure di uro, una specie di grande toro dalle corna lunghissime, era stata ignorata almeno fino a qualche tempo fa quando la notizia era comparsa in un articolo su un quotidiano nazionale, articolo scaturito proprio a margine delle prime indiscrezioni trapelate sull’uscita di questa pubblicazione”.

Nel volume oltre che degli uri si parla di altre incisioni rupestri e di altri aspetti grazie ai testi, oltre che di Priuli, di Fabio Martini, Umberto Sansoni e Diario Sigari: tra i più illustri studiosi che si sono occupati dei pitoti camuni. Quella di ieri è stata la prima volta in assoluto in cui il grande pubblico ha potuto vedere come l’uomo della preistoria rappresentava i tori ormai estinti.

Le raffigurazioni probabilmente avevano un significato sacro anche se il mistero, così come la scomparsa della roccia su cui sono stati scolpiti, non sarà svelato. Durante la serata si è parlato anche di molte altre scoperte, di religione, lavoro e più in generale dell’esistenza in Val Camonica dell’uomo preistorico, che aveva colonizzato l’intero territorio: dalle vette sopra Ponte di Legno, come a Case di Viso, almeno fino a Pisogne.