Strage di piazza Loggia, a Brescia si indaga ancora

Sono passati 41 anni, ma a Brescia sulla strage di piazza della Loggia si continua a indagare. Corroborati dall’ergastolo inflitto al medico ordinovista Carlo Maria Maggi e a Maurizio Tramonte, riconosciuti colpevoli dalla corte d’assise d’appello di Milano dell’eccidio del 28 maggio 1974, i magistrati non mollano la presa di Beatrice Raspa

La strage di piazza Loggia a Brescia (Ansa)
La strage di piazza Loggia a Brescia (Ansa)

Brescia, 24 luglio 2014 - Sono passati 41 anni, ma a Brescia sulla strage di piazza della Loggia si continua a indagare. Corroborati dall’ergastolo inflitto al medico ordinovista Carlo Maria Maggi e a «Fonte Tritone»-Maurizio Tramonte, riconosciuti colpevoli dalla corte d’assise d’appello di Milano dell’eccidio del 28 maggio 1974, i magistrati non mollano la presa. I mandanti secondo gli inquirenti sono ormai stati individuati: la strage porta la firma di Ordine nuovo con la complicità dei servizi segreti deviati. Rimangono da stanare gli esecutori materiali. Chi, insomma, quella mattina di maggio, mescolandosi al corteo antifascista, ha infilato i candelotti di gelignite in un cestino dell’immondizia.

Sono due le inchieste aperte, entrambe con pista veronese. Una è del pm Francesco Piantoni, il sostituto procuratore che dagli anni Novanta districa facce, nomi e circostanze collegati alla strage. L’altra è seguita dal procuratore dei minori Emma Avezzù. A originare questi filoni, paralleli al maxi-fascicolo sfociato negli ergastoli a Maggi e Tramonte, era stato Giampaolo Stimamiglio, superteste sessantenne di casa in una piccola località del Veneto che negli anni Settanta era legato a Ordine Nuovo e ai Nuclei clandestini di difesa dello Stato. Dopo avere deposto al processo di primo grado senza avere offerto elementi interessanti, Stimamiglio nel 2011 ha deciso di «togliersi un peso» e di parlare con i magistrati.

Di qui l’iscrizione al registro degli indagati di due persone. Un veronese, deceduto nel 2013 – ma l’inchiesta sarebbe tuttora pendente a carico di ignoti - e un minore: Marco Toffaloni, all’epoca della strage 17enne, che da ragazzino avrebbe rivelato al teste di avere rivestito un ruolo «non marginale» nel massacro. Residente in Svizzera sotto un’altra identità e ormai di cittadinanza elvetica, il 58enne Toffaloni è già stato interrogato per rogatoria ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti hanno per le mani documenti e fotografie sequestrate tra Brescia, Bologna e Verona che sono state confrontate con uno scatto in cui è immortalato un giovane avvistato in piazza Loggia il 28 maggio ‘74. La procura pensa si tratti della stessa persona.