Strage di Erba, dopo 17 anni parte la revisione del processo per Rosa e Olindo: Azouz Marzouk tra i testimoni

Venerdì l’udienza a Brescia, le famiglie Castagna e Frigerio sono parti civili. Punito dal Consiglio superiore della magistratura, l’ira del magistrato Tarfusser: “Sistema giudiziario in decomposizione”

Olindo Romano e Rosa Bazzi: in partenza il processo di revisione

Olindo Romano e Rosa Bazzi: in partenza il processo di revisione

Il processo che inizierà domani a Brescia non sarà l’ultimo, definitivo finale di partita. Sarà un punto fermo a oltre diciassette anni dalla sera terribile dell’11 dicembre 2006 quando, in un grande condominio di via Diaz, a Erba, vennero massacrati a colpi di coltello e di spranga Raffaella Castagna, il suo bambino Youssef, di due anni, Paola Galli, madre di Raffaella, la vicina Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, con la gola trapassata dal coltello miracolosamente sopravvisse. Olindo Romano e Rosa Bazzi presenti nell’aula della Corte d’appello.

Sarà il “loro” processo, il processo di revisione conquistato dalla difesa. L’ex netturbino e l’ex colf ripongono qui le ultime speranze per vedersi sgravare dal macigno dell’ergastolo, confermato dalla Cassazione. Pietro e Giuseppe Castagna, che nell’eccidio hanno perso la madre, la sorella, il nipotino, hanno scelto da tempo il silenzio. Non saranno presenti ma si costituiranno parte civile con l’avvocato Massimo Campa. Parte civile anche Andrea e Elena Frigerio, i figli di Valeria Cherubini. La loro voce arriva attraverso l’avvocato Adamo De Rinaldis: "La nostra speranza è, soprattutto, che venga messa la parola fine a questo clamore, a questo accanimento e che finalmente i nostri cari possano riposare in pace e con il rispetto che meritano. Abbiamo sempre confidato nella verità, quella processuale, quella che ha portato alle sentenze nei tre gradi di giudizio".

Sarà in aula, citato come parte civile, Azouz Marzouk, il tunisino marito di Raffaella, accompagnato dai suoi avvocati, Luca D’Auria e Solange Marchignoli. Marzouk ha sposato da tempo la tesi innocentista. Il presidente Minervini, accanto ai giudici Minardi e Sanesi, aprirà l’udienza alle 9. L’accusa, sostenuta dal procuratore generale di Brescia Guido Rispoli e dall’avvocato dello Stato Domenico Chiaro, prenderà la parola per prima. Facile prevedere che si pronuncerà l’inammissibilità del ricorso.

Toccherà quindi ai legali dei Romano chiedere quali prove ammettere. Sono una ventina i testimoni nell’elenco preparato dagli avvocati della coppia, Fabio Schembri, Nico D’Ascola, Luisa Bordeaux, Patrizia Morello. Fra i testi, Carlo Fadda, l’ex brigadiere dei carabinieri di Como che eseguì l’accertamento tecnico sulla macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sul battitacco della Seat Arosa di Olindo. Abdi Kais, tunisino che raccontò di una faida fra il gruppo di cui facevano parte i due fratelli di Azouz e una consorteria di marocchini per ragioni di spaccio. Un collegio di quindici fra neurologi, neuropsicologi, psicologi forensi ha firmato la consulenza difensiva che definisce quelle della coppia furono "false confessioni acquiescenti" per avere benefici.

Per la criminologa Roberta Bruzzone la morte di Valeria Cherubini sarebbe avvenuta non sul pianerottolo di casa Castagna ma nella sua. Sala stampa nell’aula polifunzionale del Palazzo di giustizia bresciano con 55 giornalisti. A movimentare la vigilia la notizia della sanzione disciplinare della censura inflitta dal Csm al sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser, il primo a inoltrare una istanza per un nuovo processo per avere oltrepassato i limiti delle proprie competenze. Il magistrato milanese annuncia ricorso e definisce la sanzione un "buffetto", "una decisione di politica giudiziaria per via disciplinare volta a tutelare un sistema giudiziario ormai in decomposizione".