L'ultima immagine nota di Sandrini
L'ultima immagine nota di Sandrini

Brescia, "Io non ho mai perso la speranza di tornare libero. Sono stato trattato abbastanza bene e non ho mai subito minacce di morte: mi ha salvato l'attivita' fisica che riuscivo a fare e la disciplina che mi sono dato". Lo ha detto Alessandro Sandrini, il bresciano tornato libero oggi in Siria dopo tre anni e mezzo di prigionia, al pm di Roma Sergio Colaiocco, titolare dell'indagine aperta per sequestro di persona per finalita' di terrorismo.

In due ore di audizione Sandrini ha ricostruito cosi' quanto accadutogli nell'autunno di 3 anni fa: "Sono partito dall'Italia il 3 ottobre del 2016 per una vacanza nell'area sud della Turchia. Il giorno dopo il mio arrivo, mentre mi trovavo nella citta' di Adana, sono stato bloccato in strada e narcotizzato. Mi sono svegliato dopo alcune ore in una stanza dove c'erano due carcerieri incappucciati e armati".

Chi indaga sospetta che Sandrini sia stato rapito da una banda di criminali locali e poi venduto alle milizie jihadiste attive ad Aleppo. Al magistrato Sandrini ha spiegato anche di essere stato custodito dai sequestratori in tre covi differenti nella zona nord della Siria. "Il mio periodo piu' difficile e' stato quello iniziale - ha fatto mettere a verbale -, mi davano da mangiare poca roba e di pessima qualita'. Dopo tre mesi sono riuscito ad ottenere carta e penna per potere scrivere e mi e' stato concesso di fare ginnastica anche se i luoghi dove ero tenuto erano angusti"