L’odissea degli operai che rischiano la vita: “Da Brescia a Firenze per un euro in più”

Palazzolo sull’Oglio, terra di muratori e caporalato, è il punto di partenza dove abitavano gli operai morti in Toscana

Uno dei tanti cantieri edili del Nord Italia

Uno dei tanti cantieri edili del Nord Italia

Palazzolo sull’Oglio (Brescia) – Le storie si assomigliano tutte e parlano di voglia di riscatto ma soprattutto di lavoro durissimo, di trasferte infinite in mezza Italia o di sveglie all’alba per raggiungere dal Bresciano i cantieri di Milano e del Nord. Alle volte, troppo spesso, anche di sfruttamento e di incidenti. Anche i nomi sono spesso gli stessi: Tarek, Mohammad, Mohamed, Said, Yassine per citarne qualcuno. Centinaia di invisibili, pronti a tutto pur di lavorare, a tempo determinato e per una paga bassissima, s’intende. La base di partenza è a Palazzolo sull’Oglio, 20mila abitanti alla stessa distanza tra Bergamo e Brescia, terra di muratori e lavoro duro. E di caporalato. Da sempre. Sono per lo più marocchini, romeni, albanesi, tunisini e kosovari. Sui cantieri lavorano divisi per nazionalità. "Il caporalato a Palazzolo, dove vivo da 25 anni, esiste eccome – conferma Mohamed, nome di fantasia, un lavoratore di 45 anni che vuole mantenere l’anonimato – e la vita è durissima. Ora sono senza lavoro perché ho avuto un infortunio: mi è caduta una trave in testa. Chi mi ha assunto mi ha chiesto di non denunciare l’infortunio o di dire che era successo fuori dal cantiere, ma io non l’ho fatto. Il risultato? Mi hanno licenziato in tronco".

Vita dura, pochi diritti: "Talvolta le buste paga non esistono: ho lavorato tre mesi per dei romeni e non le ho mai ricevute: purtroppo quando hai moglie e cinque figli da sfamare non ti fai troppe domande. Anche perché se le fai resti a casa". Guadagni? "Io prendo dai 10 ai 12 euro all’ora a Milano e non sono retribuito per il tempo in cui viaggio: parto da casa alle quattro del mattino e torno alle otto la sera, quando va bene. Ma mi è andata bene: i ragazzi che sono morti a Firenze avevano appena cambiato ditta perché davano loro un euro in più all’ora". Un euro che è costato loro la vita.

"Per noi anche pochi spicci fanno la differenza: tra le vittime di Firenze Mohamed Toukabri di fatto era un senza dimora: faceva le trasferte anche perché così da lunedì a venerdì aveva vitto e alloggio assicurato. Gli altri avevano tutti un’abitazione, ma per chi è solo e non ha moglie spesso stare in albergo cinque giorni e fare solo due lunghi viaggi è meglio che fare come me che passo su un pulmino cinque ore tutti i giorni".

Gli altri morti nell’incidente si conoscevano bene: abitavano o avevano abitato a Palazzolo sull’Oglio, tutti nella stessa via: la zona della macelleria islamica, in via Sarioletto o in quelle vicine. Taoufik Haidra, 43 anni, aveva appena comprato casa a Chiuduno e aspettava il ricongiungimento con moglie e figli. Prima però era stato qui, come tutti gli altri, sette anni. Bouzekri Raimi, 24 anni, è il nipote del macellaio e viveva a poche decine di metri dallo zio, in un’area dove sono tutti stranieri: negli anni 90 qui c’erano locali e negozi alla moda, ora non più.

Accanto alla macelleria islamica un negozio pachistano e sopra l’appartamento di un altro degli operai coinvolti nell’incidente di Firenze: rimasto ferito, ma in maniera non grave, potrà tornare ad abbracciare i suoi genitori, che ieri erano in casa ma chiusi nel più stretto riserbo. "Qui a trovare lavoro per tutti è una signora italiana – spiega Mohamed – grazie a lei si viene indirizzati a varie aziende. A volte si è fortunati, ma per lo più sono impieghi temporanei: si viene contattati sul telefonino e si sa quando si deve partire e così ci si presenta. Tutto qui: poche domande e si ha il lavoro". Finché dura. E se non succede niente.